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Ferretti Group: dagli yacht Riva ai soci cinesi, la storia e le azioni

Dal peschereccio trasformato a Cattolica a sette dei marchi più famosi della nautica, Riva compresa. Poi il crac del 2009, l'arrivo del gruppo cinese Weichai e, nel 2026, lo scontro con il miliardario ceco Karel Komárek finito in tribunale. La storia, come guadagna e perché il titolo è ai minimi dell'anno.

Vittorio Maria Ferretti16 min di lettura
Un motoscafo Riva Aquarama in mogano lucido con i sedili color crema e due cuscini con i numeri 8 e 3, ormeggiato sull'acqua azzurra del lago di Garda, con un secondo motoscafo simile sulla destra

Un Riva Aquarama ormeggiato sul lago di Garda, nell'agosto 2019.

Nel 1842 un giovane maestro d'ascia arrivato dal lago di Como si ferma a Sarnico, sul lago d'Iseo, per riparare le barche dei pescatori distrutte da una tempesta improvvisa. Si chiama Pietro Riva, e non tornerà più a casa. Centoventi anni dopo, nel 1962, il cantiere fondato dalla sua famiglia presenta l'Aquarama, un motoscafo in legno di circa otto metri che diventa il simbolo dell'estate italiana in tutto il mondo. Oggi Riva fa parte di Ferretti Group. Il primo azionista del gruppo, con circa il 39,5%, è Weichai, un colosso industriale cinese di proprietà pubblica che fa capo alla provincia dello Shandong. Il secondo è KKCG, la holding del miliardario ceco Karel Komárek, che quest'anno ha provato a contendergli il controllo e, dopo aver perso il voto in assemblea, ha portato la sfida in tribunale. Di chi sono davvero gli yacht italiani?

Due fratelli, un concessionario e un peschereccio

Tutto comincia con un regalo. Norberto Ferretti, nato a Bologna nel 1946, è poco più di un ragazzo quando il padre, dopo averlo sentito insistere a lungo, gli compra una barchetta di 5,70 metri. Anni dopo lui la chiamerà "il giocattolo più importante della mia vita". All'epoca, però, il mestiere di famiglia sono le automobili: finita la scuola, Norberto e il fratello maggiore Alessandro lavorano nella concessionaria del padre a Bologna, che vende Lancia, Autobianchi, Maserati e Lamborghini.

Il passaggio dalle auto alle barche avviene per gradi, e parte da quello che i due fratelli sanno già fare: vendere. Nel 1968 Norberto decide di trasformare la passione in un lavoro, e la famiglia affianca alla concessionaria un'attività nuova. I fratelli ottengono la rappresentanza di Chris-Craft, uno dei marchi americani di motoscafi più noti dell'epoca, e aprono in centro a Bologna un negozio che chiamano Ferretti Nautica. Per qualche anno, quindi, i Ferretti vendono sia automobili sia barche.

Nel 1971 decidono di provarci da soli. In un cantiere di Cattolica prendono lo scafo in legno di un peschereccio da 11 metri e lo trasformano in una barca a vela con motore, che portano al Salone nautico di Genova con il nome di Ferretti Craft. Per qualche anno i Ferretti costruiscono soprattutto barche a vela. La spinta verso il motore, secondo le ricostruzioni, arriva da un collega: il costruttore marchigiano Luciano Mochi, che li incoraggia a uscire dalla vela. Il suo cantiere, Mochi Craft, finirà poi dentro il gruppo.

Uno yacht Mochi Craft bianco visto dall'alto sul mare blu scuro, con il posto di guida scoperto sul tetto, il prendisole a prua e il pozzetto in teak a poppa Un Mochi Craft Dolphin 54 flybridge.

Nel 1975 la scelta diventa definitiva: i fratelli lasciano le auto, si dedicano solo alla nautica e aprono un cantiere a San Giovanni in Marignano, sulla costa romagnola. Nel 1982 presentano la prima barca solo a motore, ed è la svolta: da lì Ferretti diventa un marchio di motoryacht. Nel 1987 arriva il cantiere di Forlì, che diventa la sede del gruppo.

Norberto porta in azienda anche la passione per le corse. Negli anni Novanta Ferretti entra nelle gare di motonautica offshore, e nel 1994 lui stesso vince il titolo mondiale nella Classe 1, la categoria più veloce; la squadra si ripete nel 1997.

Comprare i marchi degli altri

La vera crescita, però, arriva comprando. A metà degli anni Novanta muore Alessandro, e Norberto resta solo alla guida. Nel 1996 nasce Custom Line, la linea di yacht più grandi. Nel 1998 Ferretti compra Pershing, i cantieri marchigiani degli yacht sportivi, e nel 1999 CRN di Ancona, specializzata in navi da diporto oltre i 30 metri. Nel 2000 arriva il colpo più importante: Riva. E qui la storia fa un giro curioso. Negli anni Cinquanta Carlo Riva, erede della famiglia di Sarnico, si era ispirato proprio ai motoscafi americani in mogano di Chris-Craft, il marchio con cui i fratelli Ferretti avrebbero iniziato. Da quella scuola nasce l'Aquarama, che prende il nome dal Cinerama, il cinema a schermo panoramico di moda all'epoca, richiamato dal parabrezza curvo. Tra il 1962 e il 1996 ne escono poco meno di 800 esemplari, e tra i proprietari ci sono Brigitte Bardot, Sophia Loren e Peter Sellers. Ferruccio Lamborghini se ne fa costruire uno con due motori V12 della sua casa: è l'Aquarama più veloce mai prodotto.

La prua di un motoscafo Riva Tritone in mogano lucido a doghe sottili, con due bocchette cromate e una bandierina blu, accanto al telo verde acqua di un'altra barca La prua in mogano di un Riva Tritone, un altro motoscafo storico del cantiere di Sarnico, al concorso d'eleganza di Lake Tahoe, negli Stati Uniti, nell'agosto 2011.

Nel 1969 Carlo Riva aveva venduto il cantiere a un gruppo americano, e da allora Riva era rimasta in mani straniere. Con Ferretti, nel 2000, il marchio torna italiano dopo trent'anni. Nello stesso anno il gruppo si quota in borsa a Milano, e negli anni successivi compra anche Mochi Craft e Itama.

Dal valore di 1,7 miliardi a zero

È qui che la storia cambia tono. Nel 2003 Ferretti lascia la borsa e passa nelle mani dei fondi di investimento. Il passaggio decisivo arriva nel 2006: il fondo britannico Candover compra la maggioranza del gruppo, valutandolo circa 1,7 miliardi di euro. Per pagarlo usa soprattutto soldi presi in prestito dalle banche, e quel debito finisce sulle spalle di Ferretti. Norberto resta socio, con il 40% insieme al management.

Poi arriva la crisi finanziaria del 2008. Le vendite di barche di lusso crollano e, con i ricavi in calo, Ferretti non riesce più a rispettare i covenant: le condizioni che un'azienda si impegna a rispettare quando riceve un prestito, per esempio non superare un certo rapporto tra debito e utili. A inizio 2009 il gruppo chiama Rothschild, una delle banche d'affari più antiche d'Europa, per trattare con i creditori. Serve nuovo capitale, e Candover si tira indietro: non mette altri soldi e dichiara che la sua quota "non ha più alcun valore". Ad aprile si chiude l'accordo: le banche rinunciano a 550 milioni di crediti, circa metà del debito, e Ferretti resta in mano a Norberto e ai creditori stessi. In poco più di due anni, una quota pagata a peso d'oro era diventata carta straccia.

La soluzione arriva da lontano. Nel gennaio 2012 Shandong Heavy Industry Group, gruppo industriale controllato dalla provincia cinese dello Shandong, attraverso la sua controllata Weichai prende il 75% di Ferretti dentro la ristrutturazione del debito. L'investimento complessivo è di 374 milioni di euro: 178 milioni di capitale e 196 milioni di nuove linee di credito. Nel 2016 Piero Ferrari, figlio di Enzo, compra il 13,2% della holding con cui Weichai controlla Ferretti.

L'era Galassi e il ritorno in borsa

Nel 2014 l'amministratore delegato diventa Alberto Galassi, avvocato, che arriva dalla presidenza di Piaggio Aero e siede anche nel consiglio del Manchester City. Resterà alla guida di Ferretti per dodici anni. Secondo Milano Finanza, sotto la sua guida i ricavi passano dai 335 milioni del 2013 a oltre 1,17 miliardi del 2024.

Il ritorno in borsa è più complicato del previsto: nel 2019 Ferretti rinuncia a tornare in borsa a Milano perché gli investitori offrono troppo poco, nel marzo 2022 sbarca a Hong Kong e solo il 27 giugno 2023 torna a Piazza Affari, a 3 euro per azione, con una capitalizzazione di circa un miliardo. A vendere le azioni è Weichai, che scende sotto il 40%. Tra i compratori principali ci sono l'imprenditore Danilo Iervolino e un nome che diventerà importante: Karel Komárek, il miliardario ceco del gruppo KKCG.

Come guadagna Ferretti Group: marchi e fatturato

Ferretti oggi riunisce sette marchi: Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, Wally, Custom Line e CRN. Il gruppo progetta e costruisce yacht nei suoi cantieri italiani e li vende in tutto il mondo, direttamente o tramite concessionari. Ogni barca viene ordinata e pagata a rate durante la costruzione, per cui i ricavi di un anno dipendono in larga parte dagli ordini raccolti negli anni precedenti.

I conti dividono il business in tre blocchi. Gli yacht in vetroresina prodotti in serie, i composite, sono le barche sotto i 30 metri, le più numerose. Gli yacht made to measure, tra 30 e 43 metri, partono da piattaforme standard ma vengono personalizzati per il cliente. I super yacht, infine, sono le navi da diporto oltre i 43 metri, costruite su misura in acciaio e alluminio: a settembre 2026 il gruppo ha presentato al Monaco Yacht Show il Riva 54Metri, la barca più grande mai costruita con quel marchio.

Il 2025 è stato un anno solido: ricavi da barche nuove per 1,23 miliardi (+5%), un margine operativo lordo rettificato, cioè depurato dalle voci straordinarie, di 203 milioni, pari al 16,5% dei ricavi, e un utile netto di 90 milioni. Ma dentro quei numeri c'è un cambiamento importante. Le barche in serie sono calate dell'11%, mentre i made to measure sono cresciuti del 18% e i super yacht del 28%. E il mercato che è cresciuto di più è il Medio Oriente: con l'Africa ha pesato per 372 milioni, il 30% dei ricavi da barche nuove, contro i 269 milioni dell'anno prima.

Ferretti e i cinesi: lo scontro tra Weichai e KKCG

Il rapporto tra Weichai e il management, guidato da Galassi, si rovina negli anni, ma lo scontro vero esplode nel 2026. A gennaio Karel Komárek, che con la sua KKCG ha il 14,5% di Ferretti, lancia un'offerta per comprare altre azioni e contare di più nel consiglio di amministrazione. Weichai non vende, anzi aumenta la sua quota, e KKCG si ferma al 23,25%.

La resa dei conti è l'assemblea del 14 maggio, e la vince Weichai: otto consiglieri su nove sono suoi, il nuovo amministratore delegato è Stassi Anastassov, manager con un passato ai vertici di Procter & Gamble e Duracell, e Galassi lascia dopo dodici anni. KKCG non accetta il risultato e porta Ferretti in tribunale a Bologna. La sua tesi è che Weichai avrebbe dovuto dichiarare la propria posizione al governo, in base al golden power, la legge che controlla chi comanda nelle aziende considerate strategiche: Ferretti, infatti, ha avuto una divisione nata per costruire motovedette. A inizio ottobre non risultava ancora una decisione pubblica del giudice.

Per approfondire: la battaglia per il controllo, passo per passo

Il conflitto tra Weichai e il management cova da tempo. Secondo Bloomberg, nell'aprile 2024 un dirigente espresso da Weichai trova microspie nascoste nel suo ufficio, e la procura di Milano apre un'indagine, con Ferretti che si dichiara parte lesa. A ottobre 2025 Weichai accusa l'amministratore delegato Alberto Galassi di aver tenuto fuori dalle decisioni i rappresentanti cinesi.

Il 19 gennaio 2026 entra in scena Komárek. La sua KKCG, che ha il 14,5%, annuncia un'offerta pubblica di acquisto parziale a 3,50 euro per azione per salire fino al 29,9%, appena sotto il 30% oltre il quale scatterebbe l'obbligo di comprare tutta la società. L'obiettivo dichiarato è pesare di più nel consiglio di amministrazione. Il periodo di adesione si apre il 16 marzo e si chiude il 13 aprile; a fine marzo KKCG rilancia a 3,90 euro, prezzo finale. Weichai non vende e anzi sale a circa il 39,5%. Alla chiusura KKCG arriva al 23,25%.

La resa dei conti è l'assemblea del 14 maggio. La lista di Weichai ottiene il 52,3% dei voti espressi contro il 47,4% di KKCG: otto consiglieri su nove sono espressi dal socio cinese e il presidente diventa Tan Ning. Il giorno dopo il nuovo consiglio nomina amministratore delegato Stassi Anastassov, e Galassi lascia dopo dodici anni. La sera prima dell'assemblea, intanto, Piero Ferrari e il consigliere Stefano Domenicali si erano dimessi.

KKCG non si arrende. Il 9 giugno Azúr, la società con cui KKCG detiene la partecipazione, porta Ferretti davanti al Tribunale di Bologna, chiedendo di annullare la nomina del consiglio. L'argomento principale è il golden power, la legge che permette al governo italiano di bloccare o mettere condizioni su chi controlla aziende considerate strategiche. Nel 2016 Ferretti ha creato una divisione, Ferretti Security & Defence, nata per costruire motovedette per forze di polizia e guardia costiera. Secondo KKCG, questa attività fa rientrare Ferretti nel golden power: Weichai avrebbe dovuto notificare la sua posizione a Palazzo Chigi e i suoi voti andrebbero sospesi. È la tesi che il tribunale deve valutare.

Anastassov sostiene che la divisione sia stata chiusa nel maggio 2024; secondo Formiche, nei documenti finanziari del 2025 compare ancora tra le attività del gruppo, con 5,1 milioni di ricavi, ma resta da stabilire se questo basti a renderla rilevante per il golden power. Ferretti afferma di non aver mai ricevuto contestazioni dalle autorità. Dopo l'udienza del 23 luglio il giudice si è riservato di decidere, e al momento in cui scriviamo non risulta una decisione pubblica.

Azioni Ferretti: ordini in calo e titolo ai minimi

Mentre i soci litigano, il mercato rallenta. Nel primo semestre 2026 i ricavi da barche nuove sono scesi del 5,6%, a 585,6 milioni, e l'utile netto del 13%, a 37,9 milioni. Il dato più preoccupante, però, sono gli ordini: 341 milioni contro i 467 di un anno prima, -27%. Calano soprattutto quelli da Medio Oriente e Americhe, e nei super yacht non arriva nessun nuovo ordine. Secondo Anastassov, le tensioni in Medio Oriente allungano i tempi delle firme.

Il 31 luglio il gruppo ha tagliato le previsioni per l'anno: ricavi tra 1,20 e 1,24 miliardi e margine operativo lordo rettificato tra 186 e 197 milioni. Resta un punto di forza: a fine giugno Ferretti aveva 95 milioni di cassa netta, cioè più liquidità che debiti, dopo aver pagato 37 milioni di dividendi.

Nella prima parte del 2026 la sfida tra KKCG e Weichai ha spinto il titolo verso l'alto, perché una battaglia per il controllo fa sperare in rilanci. Dopo l'assemblea, con Weichai saldamente al comando, quella speranza è svanita, e i conti del semestre hanno fatto il resto: il giorno della semestrale il titolo ha perso oltre il 4%.

Venerdì 2 ottobre Ferretti ha chiuso a Piazza Affari a 2,61 euro, il prezzo più basso dell'ultimo anno, per una capitalizzazione di circa 880 milioni. Secondo Borsa Italiana è il 36% in meno rispetto a sei mesi prima.

I rischi da tenere a mente

Il primo è la governance. Con un primo azionista cinese che controlla il consiglio, un secondo azionista che lo contesta in tribunale e un governo che osserva il dossier golden power, il futuro assetto di Ferretti dipende da decisioni che non sono nelle mani dell'azienda. È l'opposto di quanto succede in altre aziende italiane quotate come Amplifon, dove la famiglia fondatrice tiene saldamente la maggioranza dei voti.

Il secondo è la concentrazione. Il gruppo è cresciuto spostandosi verso barche sempre più grandi e clienti sempre più ricchi, con il Medio Oriente arrivato al 30% dei ricavi da barche nuove. È una scelta che alza i margini quando le cose vanno bene, ma rende i conti più fragili quando pochi grandi clienti rimandano la firma, come sta succedendo nel 2026.

Il terzo è il ciclo. Gli yacht sono il bene più rimandabile che esista: nessuno ne ha bisogno. È la stessa frenata che dal 2025 ha colpito tutto il lusso, compreso il gruppo più grande, LVMH. Oggi il bilancio è molto più solido, ma un portafoglio ordini netto sceso a 565 milioni, un quarto in meno di un anno prima, dice che i ricavi dei prossimi trimestri saranno difficili da far crescere.

Ferretti è passata in cinquant'anni da un peschereccio trasformato a Cattolica a sette dei marchi più famosi della nautica, sopravvivendo a una crisi che l'aveva portata a valere zero per i suoi stessi proprietari. Oggi le barche continuano a uscire dai cantieri italiani, ma la partita su chi deciderà il loro futuro si gioca tra Pechino, Praga e un'aula di tribunale a Bologna. Il prezzo basso di oggi è un'occasione o il conto della guerra tra soci?

Domande frequenti su Ferretti Group

Di chi è Ferretti Group? Il primo azionista è Weichai, gruppo industriale cinese di proprietà pubblica che fa capo alla provincia dello Shandong, con circa il 39,5%. Il secondo è KKCG, la holding del miliardario ceco Karel Komárek, con il 23,25%.

Chi è l'amministratore delegato di Ferretti? Dal 15 maggio 2026 è Stassi Anastassov, manager con un passato ai vertici di Procter & Gamble e Duracell. Prima di lui il gruppo è stato guidato per dodici anni da Alberto Galassi.

Quanto fattura Ferretti? Nel 2025 i ricavi da barche nuove sono stati 1,23 miliardi di euro, con un utile netto di 90 milioni. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi tra 1,20 e 1,24 miliardi.

Ferretti paga dividendi? Sì: nel primo semestre 2026 ha distribuito 37 milioni di euro di dividendi.

Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. I dati di borsa citati sono aggiornati al 2 ottobre 2026 e possono cambiare rapidamente.

Crediti immagini
  • Copertina: "Riva Aquarama.jpg" di StuivertjeWisselen, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Tagliata in alto (via il cielo e la riva del lago), con contrasto e colori ravvivati, ridimensionata.
  • Nel testo: "Yacht Mochi Craft Dolphin 54 flybridge.jpg" di Mochi Craft, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0. Resa leggermente più nitida.
  • Nel testo: "Aquarama Bow.JPG" di Spartan7W, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0. Secondo la descrizione dell'autore la barca è un Riva Tritone, non un Aquarama come dice il nome del file. Tagliata in alto, leggermente schiarita e ridimensionata.
Fonti
  • Ferretti Group — comunicati sull'ingresso di SHIG-Weichai (gennaio 2012), sull'azione di Azúr (11 giugno 2026), sui risultati 2025 e del primo semestre 2026 (31 luglio 2026), ripresi da Teleborsa, Superyacht24 e Superyacht Guide.
  • KKCG Maritime — comunicato "KKCG Maritime to launch a voluntary partial tender offer for Ferretti S.p.A." (19 gennaio 2026).
  • Milano Finanza — "Ferretti, la contesa per il cda tra Komárek e Weichai fa volare il titolo" (24 gennaio 2026) e "Ferretti, Kkcg Maritime fa ricorso al Tribunale" (10 giugno 2026).
  • Il Sole 24 Ore — sull'assemblea del 14 maggio 2026; Pressmare, sul rilancio a 3,90 euro (27 marzo 2026) e sull'udienza del 23 luglio 2026.
  • Megayacht News — intervista a Stassi Anastassov sul golden power (giugno 2026); Formiche, sulla divisione Security & Defence (8 luglio 2026).
  • Bloomberg via gCaptain — "Yacht Builder To The World's Super-Rich Caught Up In Spy Claims" (giugno 2025).
  • Unquote — "Candover writes off Ferretti investment" (2009); BNN Bloomberg, sull'IPO di Hong Kong (25 marzo 2022); Euronext e Forbes Italia, sulla quotazione a Piazza Affari (giugno 2023).
  • Borsa Italiana — scheda del titolo Ferretti (quotazione al 2 ottobre 2026).
  • Ferretti Yachts — "Ferretti, 40 years as a leader"; curriculum ufficiale di Norberto Ferretti (2024); Encyclopedia.com, "Ferretti Group SpA".
  • Riva — pagina ufficiale "History"; Wikipedia, voci "Ferretti Group" e "Riva Aquarama"; Motor Boat & Yachting, sull'Aquarama e sull'Aquarama Lamborghini; Petrolicious, "Remembering Carlo Riva" (2017).
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