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Oracle Corporation

Larry Ellison ha mollato due università, fondato Oracle con duemila dollari ed è stato per qualche ora l'uomo più ricco del mondo. Storia, conti e scommesse dell'azienda che affitta potenza di calcolo all'intelligenza artificiale.

Vittorio Maria Ferretti16 min di lettura
L'insegna Oracle sul prato del quartier generale di Redwood Shores, in California

Sono dipendente dalla vittoria. Più vinci, più vuoi vincere.

— Larry Ellison

Nel giugno 1970 un ricercatore inglese che lavora per IBM in California, Edgar Frank Codd, pubblica un articolo dal titolo poco invitante: A Relational Model of Data for Large Shared Data Banks. Dentro c'è un modo nuovo di conservare e ritrovare i dati dentro un computer. IBM ci crede abbastanza da sperimentarlo, ma non abbastanza da avere fretta: ha già in catalogo un software di archiviazione che funziona e che vende bene. Passeranno tredici anni prima che ne ricavi un prodotto.

Nel 1977, in California, tre programmatori decidono di fare una cosa più semplice: prendere quel modello e trasformarlo subito in un'azienda. Mettono insieme duemila dollari di capitale. Uno dei tre non ha una laurea, ha abbandonato due università, ha trentatré anni e nessun risparmio degno di nota. Si chiama Larry Ellison.

Nel settembre 2026 quell'azienda ha in portafoglio contratti per 664 miliardi di dollari, spende molto più di quanto incassi per costruire capannoni pieni di computer, e il suo titolo ha perso circa il 40 per cento dai massimi del 2026. In questo articolo: il passato, il presente e il futuro di Oracle.

Il ragazzo che non finiva le cose

Ellison nasce a New York il 17 agosto 1944. La madre ha diciannove anni e non può tenerlo: a nove mesi, dopo una polmonite, viene affidato in adozione a due parenti di lei, che lo crescono in un appartamento del South Shore di Chicago.

Si iscrive all'Università dell'Illinois, viene nominato studente dell'anno in materie scientifiche e se ne va al secondo anno, quando muore la madre adottiva. Prova all'Università di Chicago, resta un trimestre, e lì vede per la prima volta come si progetta un computer. Nel 1966 va in California, dove per una decina d'anni si mantiene facendo il programmatore, cambiando spesso azienda.

L'ultima di quelle aziende è Ampex, una società di elettronica della Silicon Valley che costruiva i registratori a nastro professionali delle televisioni americane — quelli che hanno reso possibile il replay — e che sviluppava anche archivi di dati su commessa. È lì che Ellison incontra le due persone con cui fonderà Oracle: il suo capo, Bob Miner, e un collega, Ed Oates. E sempre lì i tre lavorano a un archivio commissionato dalla CIA, un progetto che non porterà a nulla ma che ha un nome in codice destinato a restare: Oracle.

Larry Ellison sul palco di Oracle OpenWorld, settembre 2010 Larry Ellison sul palco di Oracle OpenWorld, nel settembre 2010: trentatré anni dopo i duemila dollari di capitale iniziale.

Cosa hanno costruito

Che cos'è un database, e perché l'idea di Codd cambiava tutto — approfondimento tecnico, apri se ti interessa

Un database è un archivio elettronico. Prima degli anni Settanta i dati venivano salvati in strutture rigide, in cui ogni informazione era collegata all'altra da percorsi fissi decisi dal programmatore: per ritrovare qualcosa dovevi sapere dove e come era stato messo, e per fare una domanda nuova spesso bisognava riscrivere il programma.

L'idea di Codd è il modello relazionale: i dati si mettono in tabelle, come fogli di calcolo, e le tabelle si parlano tra loro attraverso valori in comune — la tabella dei clienti e quella degli ordini sono legate dal fatto che entrambe contengono un codice cliente, non da un percorso fisico. Sopra a questo si costruisce un linguaggio per fare domande, SQL, con cui chiedi al computer "dammi tutti i clienti di Parma che hanno speso più di mille euro quest'anno" senza dovergli spiegare dove sono i dati e in che ordine leggerli.

Detta così sembra banale. È la ragione per cui funzionano i bancomat, le prenotazioni aeree e le casse dei supermercati.

IBM, nel frattempo, la sua idea l'aveva portata avanti: da un progetto sperimentale chiamato System R era nato SQL, il linguaggio che ancora oggi usa chiunque interroghi un database. Ma il prodotto da vendere, DB2, arriverà solo nel 1983, e a quel punto i tre di Santa Clara sono sul mercato da quattro anni. Secondo la cronologia ufficiale dell'azienda, la versione rilasciata nel 1979 è il primo database relazionale commerciale basato su SQL. E si chiama Versione 2, anche se una Versione 1 commerciale non è mai esistita: una scelta di marketing, raccontata in azienda come il modo per non presentarsi sul mercato con una prima release. I primi clienti sono gli stessi che avevano commissionato il progetto in codice: agenzie governative e militari americane.

L'aspetto più importante della mia personalità, per quanto riguarda la determinazione del mio successo, è stato mettere in discussione la saggezza convenzionale, dubitare degli esperti e contestare l'autorità.

— Larry Ellison

Per i primi cinque anni, però, Oracle non si chiama Oracle: quello è solo il nome del programma. La società nasce nel 1977 come Software Development Laboratories, nel 1979 — l'anno del primo prodotto venduto — diventa Relational Software, e solo nel 1982 prende il nome del programma che vende: Oracle Systems Corporation. Il nome con cui la conosciamo oggi, Oracle Corporation, arriverà nel 1995.

Nel 1983 la versione 3, riscritta in linguaggio C, può girare su macchine di tipo diverso, dai grandi calcolatori aziendali ai personal computer: è il salto che la porta ovunque. Quando si quota in borsa, il 12 marzo 1986, ha 450 dipendenti e 55 milioni di dollari di fatturato. Il giorno dopo si quoterà Microsoft.

Il 1990

Negli anni Ottanta Oracle cresce a un ritmo vicino al raddoppio ogni anno, spinta da una rete di venditori pagati a commissione con un obiettivo semplice: far firmare il contratto. Il punto debole sta in come quei contratti finivano nei conti dell'azienda. Un contratto veniva registrato come ricavo nel momento della firma, per intero, anche se il cliente avrebbe pagato mesi dopo. Finché il fatturato sale sempre, il meccanismo regge e nessuno guarda; quando la crescita rallenta, viene giù tutto insieme.

Succede il 27 marzo 1990: Oracle annuncia ricavi trimestrali molto sotto le attese e in una sola giornata il titolo perde il 31 per cento del suo valore. Nei mesi seguenti l'azienda rivede i conti già pubblicati, licenzia circa 400 persone e chiude la causa promossa dagli azionisti versando 23,25 milioni di dollari.

È lì che Oracle impara sulla propria pelle una cosa che vale ancora oggi: un contratto firmato non è denaro incassato. Tienila a mente, perché tra poco arriva un numero da 664 miliardi fatto esattamente della stessa sostanza.

L'arte di comprarsi i rivali

Come Oracle si è comprata i suoi concorrenti — apri se ti interessa la parte storica

Superata la crisi, Oracle cresce comprando. Il caso più famoso è PeopleSoft, concorrente nei gestionali aziendali: nel 2003 lancia un'offerta ostile, cioè rivolta direttamente agli azionisti scavalcando il consiglio che dice di no, e dopo diciotto mesi chiude a 10,3 miliardi di dollari. Poi Siebel; nel 2010 Sun Microsystems per 7,4 miliardi, operazione con cui si ritrova in casa anche il linguaggio Java e il database MySQL; nel 2016 NetSuite; nel 2022 Cerner, le cartelle cliniche degli ospedali americani, per 28,3 miliardi, la più grande acquisizione della sua storia.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: comprare software di cui le aziende non possono fare a meno, e che costa più cambiare che tenere.

Come guadagna davvero Oracle

Oggi i motori sono tre, molto diversi tra loro.

Il primo è il più noioso e il più redditizio: licenze e supporto. Compri la licenza del database una volta, poi paghi ogni anno una quota di manutenzione — i consulenti di licensing la collocano intorno al 22 per cento del valore della licenza — per avere aggiornamenti e assistenza. Oracle stessa scrive che praticamente tutti i clienti comprano il supporto con la licenza e che la maggioranza lo rinnova: il database su cui gira la contabilità di una banca non lo spegni per provarne un altro. Nell'esercizio 2026, chiuso a maggio, le nuove licenze hanno fatto 4,7 miliardi di dollari, in calo del 9 per cento; il supporto ne ha fatti 19,8 miliardi, praticamente immutati. Il grosso di quei ricavi arriva da decisioni di acquisto prese anni fa.

Il quartier generale di Oracle a Redwood Shores, in California, visto dall'alto nell'agosto 2008 Il quartier generale di Redwood Shores nell'agosto 2008: le torri di vetro pagate da trent'anni di licenze, prima che il mestiere diventasse costruire capannoni.

Su questo fronte Oracle ha una fama precisa, e se l'è guadagnata: dal 2023 Java si paga in base a quanti dipendenti ha l'azienda cliente — tutti, anche chi non sa cosa sia Java — a partire da 15 dollari al mese a testa.

Il secondo motore sono le applicazioni in abbonamento, il cosiddetto SaaS: invece di installare il gestionale sui server dell'azienda, lo affitti e ci accedi da internet. Qui ci sono NetSuite, i software per risorse umane e contabilità, le cartelle cliniche di Cerner: 15,9 miliardi di dollari nell'esercizio 2026, più 11 per cento.

Il terzo motore è quello che sta cambiando l'azienda: la vendita di capacità di calcolo. Ed è qui che serve spiegare cos'è un data center, parola che si legge ovunque e che quasi nessuno spiega.

Un data center è un capannone pieno di computer. Non computer come quello che hai in casa: macchine senza schermo né tastiera, impilate in armadi metallici, che lavorano ventiquattr'ore al giorno per conto di qualcun altro. Il vincolo principale non è lo spazio, è l'elettricità: quelle macchine consumano moltissimo e trasformano quasi tutta l'energia in calore, che va portato via con impianti di raffreddamento che a loro volta consumano. Per questo i data center non si misurano in metri quadri ma in megawatt.

Dentro ci sono le GPU, chip nati per i videogiochi e rivelatisi perfetti per l'intelligenza artificiale, perché eseguono milioni di calcoli semplici contemporaneamente invece di pochi calcoli complessi uno alla volta: addestrare un modello di AI è, in sostanza, fare quella roba lì per settimane. Il sito che Oracle sta costruendo con OpenAI ad Abilene, in Texas, dà l'idea delle proporzioni: secondo Data Center Dynamics otto edifici collegati a formare un unico sistema, oltre 450.000 GPU Nvidia e 1,2 gigawatt di potenza, che Ellison ha paragonato al consumo di un milione di abitazioni.

Qui sta il punto che conviene avere chiaro: Oracle quelle macchine non le vende, le affitta. Costruisce il capannone, compra i computer, paga la corrente e il raffreddamento, e poi concede a terzi di usarli. Il cliente non compra e non possiede niente: usa per il tempo che gli serve macchine che restano di Oracle, e paga in base a quanto calcolo consuma. È il mestiere del padrone di casa, applicato alla potenza di calcolo — e gli inquilini, elencati dall'azienda stessa, si chiamano OpenAI, Meta, Nvidia, xAI, AMD e TikTok.

È il business passato da 10,2 a 18,1 miliardi di dollari nell'esercizio 2026, più 77 per cento, e arrivato a 7,4 miliardi nel solo trimestre chiuso ad agosto.

Cosa sono davvero i 664 miliardi

Il numero che ha reso Oracle il titolo più discusso del settore si chiama RPO, remaining performance obligations: una voce prevista dai principi contabili, che misura il valore dei contratti firmati per prestazioni non ancora eseguite. Non sono ricavi e non sono cassa. A fine esercizio 2026 erano 638 miliardi di dollari, contro i 138 dell'anno prima; nel trimestre chiuso ad agosto sono saliti a 664 miliardi, quasi dieci volte il fatturato annuale.

La parte più pesante arriva da un solo cliente. Nel settembre 2025 il Wall Street Journal, poi ripreso da Reuters, ha riportato che OpenAI si è impegnata ad acquistare circa 300 miliardi di dollari di potenza di calcolo in cinque anni a partire dal 2027: Oracle non ha mai confermato né la cifra né il nome, l'identificazione è attribuita alla stampa finanziaria. La reazione del mercato fu immediata: il 10 settembre 2025 il titolo salì del 36 per cento in una seduta, il miglior giorno dal 1992, ed Ellison fu per qualche ora l'uomo più ricco del mondo.

Una precisazione che cambia la lettura del rischio: non tutto quel calcolo lo paga Oracle. Parte dei grandi contratti AI prevede che sia il cliente ad anticipare il denaro per le GPU, o a comprarle e fornirle direttamente: a fine esercizio 2026 queste componenti valevano 75 miliardi di dollari. Resta il punto critico: OpenAI oggi perde soldi, e quei contratti dovrà pagarli con ricavi che in gran parte non esistono ancora.

Il conto da pagare

Per vendere quella capacità di calcolo, prima bisogna costruirla. Nell'esercizio 2026 Oracle ha investito 55,7 miliardi di dollari in impianti e attrezzature, contro 32 miliardi di flusso di cassa generato dalla gestione: il flusso di cassa libero, quello che resta dopo gli investimenti, è stato negativo per 23,7 miliardi, dopo esserlo stato per appena 394 milioni l'anno prima. Per il 2027 la società indica investimenti netti intorno ai 70 miliardi.

Quei soldi vanno trovati: tra obbligazioni e vendita di azioni proprie, Oracle ha programmato una raccolta di 40-50 miliardi l'anno, e nel solo trimestre chiuso ad agosto ha collocato sul mercato 20 miliardi di dollari di azioni. A fine esercizio 2026 i debiti finanziari erano intorno ai 130 miliardi; S&P, che include nel calcolo anche altre passività, parla di circa 167 miliardi e nell'estate 2026 ha tagliato il rating a BBB-, un solo gradino sopra la soglia che separa il debito di qualità da quello speculativo.

C'è poi la parte che nel bilancio di Oracle non si vede: molti data center non li costruisce lei, li fanno costruire sviluppatori esterni che si indebitano e poi glieli affittano. Il 18 settembre 2026 il Financial Times, ripreso da Reuters, ha riportato che 18 miliardi di dollari di prestiti legati a un campus in New Mexico destinato a Oracle venivano quotati sotto il valore nominale.

Infine il margine, che è il vero punto. Il margine lordo è quello che resta di ogni dollaro incassato dopo aver pagato i costi diretti: nel software tradizionale di Oracle è altissimo, perché copiare un programma non costa quasi nulla. Nel calcolo AI, invece, tra i costi diretti ci sono corrente, personale e soprattutto ammortamento — una GPU costa decine di migliaia di dollari e il suo costo viene spalmato su alcuni anni di vita utile, pesando sui conti anche quando i soldi sono già usciti. Se i chip invecchiano più in fretta del previsto, quella quota è troppo bassa e gli utili di oggi sembrano migliori di quello che sono. Nell'ottobre 2025 The Information, sulla base di documenti interni non verificabili dall'esterno, ha scritto che i server AI rendevano a Oracle un margine lordo medio del 16 per cento; l'azienda non ha commentato.

Chi comanda, adesso

Dal 22 settembre 2025 l'azienda ha due amministratori delegati: Clay Magouyrk, che veniva dall'infrastruttura cloud, e Mike Sicilia, che veniva dalle applicazioni. La divisione dei ruoli fotografa bene le due anime del gruppo.

Ellison resta presidente e direttore tecnico con una quota che negli ultimi anni si è mantenuta intorno al 40 per cento delle azioni: controlla l'azienda senza doverla gestire. Fuori da Oracle ha comprato nel 2012 il 98 per cento di Lanai, un'isola delle Hawaii, e ha finanziato la fusione tra Skydance e Paramount, oggi guidata dal figlio David. Soprattutto, siede al centro dell'operazione TikTok: nella joint venture americana annunciata il 23 gennaio 2026, Oracle, Silver Lake e il fondo emiratino MGX hanno il 15 per cento ciascuno, ByteDance mantiene il 19,9, e Oracle è insieme socio e "trusted security partner", con l'algoritmo dei contenuti che viene riaddestrato dentro il suo cloud. Un cliente che è anche partecipata, in un settore in cui il primo cliente ti deve centinaia di miliardi.

In borsa

Il 2026 è l'anno in cui una parte del mercato ha smesso di guardare solo il backlog e ha iniziato a guardare la cassa. Il 18 settembre il titolo ha chiuso a 147,61 dollari, dopo un massimo di 329,50 e un minimo di 114,50 nei dodici mesi precedenti: chi ha comprato sull'entusiasmo del settembre 2025 ha visto dimezzarsi il valore. Una volatilità che non è normale per un'azienda di software con cinquant'anni di storia.

Osservazioni e considerazioni finali

Per quarant'anni Oracle ha guadagnato vendendo qualcosa che costava pochissimo produrre e che i clienti non potevano smettere di pagare. Oggi fa il contrario: costruisce infrastruttura fisica, costosa e finanziata a debito, per servire pochi clienti enormi.

I 664 miliardi di contratti sono veri; quello che i prossimi bilanci diranno è quanta parte di quel valore diventerà davvero cassa, una volta pagato il conto dell'infrastruttura.

Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. I dati di bilancio provengono dai comunicati ufficiali e dai documenti depositati da Oracle. Il valore del contratto con OpenAI, i margini dell'attività di affitto dei server AI e le quotazioni dei prestiti legati al campus in New Mexico sono ricostruzioni giornalistiche non confermate dall'azienda, riportate con l'indicazione della fonte. I dati di mercato sono aggiornati al 18 settembre 2026 e possono cambiare rapidamente. L'autore non detiene posizioni sui titoli citati.

Crediti immagini
  • Copertina: "Oracle Redwood City May 2011 002.jpg" di King of Hearts, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0. Ritagliata, ridimensionata e ritoccata nei toni; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
  • Nel testo: "Larry Ellison CEO of Oracle Corporation.JPG" di Ilan Costica, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Ritagliata, ridimensionata e ritoccata nei toni; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
  • Nel testo: "Oracle HQ3.jpg" di moppet65535, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0. Ritagliata, ridimensionata e ritoccata nei toni; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
Fonti
  • Oracle — Oracle Timeline e documentazione ufficiale sulla storia del prodotto. oracle.com
  • Oracle — i comunicati sui risultati dell'esercizio 2026 e del primo trimestre fiscale 2027. investor.oracle.com
  • Oracle — i documenti depositati presso la SEC, per debito, investimenti e RPO. sec.gov
  • Oracle — comunicato "Equity and Debt Financing Plan for Calendar Year 2026", 1 febbraio 2026.
  • Oracle — comunicato sulla nomina di Clay Magouyrk e Mike Sicilia ad amministratori delegati, 22 settembre 2025.
  • In Re Oracle Securities Litigation, 829 F. Supp. 1176 (N.D. Cal. 1993): la revisione dei conti del 1990 e la transazione con gli azionisti.
  • S&P Global Ratings — il declassamento di Oracle Corp. a BBB-/A-3, 2026.
  • Financial Times, ripreso da Reuters — i prestiti legati al campus in New Mexico quotati sotto la pari, 18 settembre 2026.
  • The Information, ripresa da Data Center Dynamics — i margini dei server AI, ottobre 2025.
  • Data Center Dynamics — il sito di Abilene e il dispiegamento delle GPU. datacenterdynamics.com
  • Wall Street Journal, ripreso da Reuters — l'impegno di OpenAI da circa 300 miliardi di dollari, settembre 2025.
  • TikTok Newsroom — l'annuncio della joint venture TikTok USDS, 23 gennaio 2026.
  • CNBC — "Oracle stock gains 36% to post best day since 1992", 10 settembre 2025.
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