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Amplifon: da uno scantinato a Piazza Affari

Nata nel 1950 in uno scantinato di Milano per mano di un ex maggiore britannico, Amplifon è arrivata a circa 10.000 punti vendita in 26 paesi senza mai produrre un apparecchio acustico. Ora, con GN Hearing, compra anche la fabbrica. La storia, come guadagna, il crollo in borsa e i dubbi sulla scommessa.

Vittorio Maria Ferretti13 min di lettura
La vetrina di un negozio Amplifon con l'insegna rossa e la scritta bianca, una porta scura e tre finestre ad arco

Un centro Amplifon a Bideford, nel Devon, in Inghilterra, nel febbraio 2025.

Nel 1944 un maggiore dell'esercito britannico si lancia col paracadute sull'Appennino emiliano per affiancare le truppe alleate e la Resistenza. Si chiama Algernon Charles Holland. Finita la guerra non torna a casa: si occupa delle telecomunicazioni dell'esercito alleato nel Nord Italia, sposa una milanese, Anna Maria Formiggini, e si accorge di un problema che nessuno sta curando. Molti italiani sono usciti dai bombardamenti con l'udito danneggiato, e la sordità è considerata un destino da accettare. All'inizio del 1950 Holland apre un'attività in uno scantinato di via Cerva 24, a due passi da piazza San Babila, e la chiama unendo due parole inglesi: amplify e phone. Settantacinque anni dopo Amplifon ha circa 10.000 punti vendita in 26 paesi, e ci è arrivata senza mai avere una fabbrica di apparecchi acustici. Ma allora cosa vende esattamente?

Un maggiore inglese in uno scantinato di Milano

I primi anni di Amplifon non hanno niente del negozio come lo intendiamo oggi. Secondo la ricostruzione fatta dall'azienda per i suoi 75 anni, Holland gira per Milano con dei camioncini attrezzati, i "laboratori acustici viaggianti", portando i controlli dell'udito direttamente alle persone. Solo dopo arrivano i centri fissi: il primo a Milano, il secondo nel centro di Torino. Da lì la rete si allarga a tutta Italia, e tra gli anni Sessanta e Settanta Amplifon diventa il primo operatore del paese. Nel 1971 apre anche un Centro Ricerche e Studi dedicato all'audiologia.

Il contributo meno visibile di quegli anni è culturale. Amplifon ha costruito in Italia la figura dell'audioprotesista come professionista sanitario, distinto dal semplice venditore. Su questo si regge ancora oggi tutto il modello: chi entra in un centro Amplifon non compra un prodotto da scaffale, ma un percorso che parte da un esame dell'udito e prosegue con la regolazione dell'apparecchio e i controlli successivi.

Dall'Italia al mondo

La svolta internazionale arriva tardi, alla fine degli anni Novanta. Nel 1992 nasce Amplifon Iberica, poi tra il 1998 e il 2000 il gruppo entra in Svizzera, Austria, Francia, Paesi Bassi e soprattutto negli Stati Uniti. Il passo decisivo è del 1999, quando Amplifon compra da Bausch & Lomb Miracle-Ear, uno dei marchi più noti d'America. Miracle-Ear era nata nel 1948 come Dahlberg Electronics, un'azienda del Minnesota che prima degli apparecchi acustici produceva radio da cuscino per ospedali e motel, e dal 1984 si era organizzata in franchising: negozi gestiti da imprenditori indipendenti che usano il marchio e pagano una quota alla casa madre. Oggi conta più di 1.500 centri negli Stati Uniti.

Nel 2001 Amplifon si quota alla Borsa di Milano. La famiglia Holland resta al comando attraverso la holding Ampliter: la figlia del fondatore, Susan Carol Holland, entra ai vertici come vicepresidente nel 1993 e ne diventa presidente nel 2011. Nel 2015 l'amministratore delegato diventa Enrico Vita, che guida il gruppo ancora oggi.

Gli anni successivi sono una lunga serie di acquisizioni: l'Australia e la Nuova Zelanda nel 2010, poi India, Turchia, Polonia, Brasile, centinaia di negozi in Germania, Canada, Francia e Portogallo. La più grande, fino al 2026, è stata quella del gruppo spagnolo GAES nel 2018: 528 milioni di euro per circa 600 punti vendita, 500 dei quali in Spagna, con cui Amplifon è diventata leader anche nel mercato spagnolo ed è entrata in America Latina.

Come guadagna Amplifon

Il modello è più semplice di quanto sembri. Gli apparecchi acustici nel mondo li producono pochi grandi gruppi industriali: la svizzera Sonova (marchio Phonak), la danese Demant (Oticon), WS Audiology (Signia e Widex), l'americana Starkey e la danese GN. Amplifon li compra da questi produttori, anche quelli che vende con il proprio marchio, e li consegna al cliente finale dentro un percorso: l'esame dell'udito, la scelta dell'apparecchio, la regolazione su misura e l'assistenza negli anni successivi. Il cliente non paga solo un oggetto, ma l'oggetto più il lavoro dell'audioprotesista che lo adatta al suo orecchio e lo segue nel tempo. Il margine nasce da questa combinazione tra prodotto e servizio, e cresce con la scala: più la rete è grande, più Amplifon spunta prezzi migliori dai fornitori e più ogni negozio lavora a pieno regime. Chi paga cambia da paese a paese: a volte il cliente di tasca propria, a volte in parte il servizio sanitario pubblico o un'assicurazione.

Un grande edificio per uffici con la facciata di vetro e pannelli grigi, la scritta oticon People First sul fianco e un prato davanti all'ingresso La sede di Oticon a Smørum, in Danimarca, nell'ottobre 2013. Oticon è il marchio principale di Demant, uno dei produttori da cui Amplifon compra gli apparecchi.

La rete si regge su tre canali. Ci sono i negozi diretti, gestiti dal gruppo. Ci sono gli spazi dentro altri negozi, gli shop-in-shop, per esempio dentro catene di ottica o grandi magazzini. E ci sono i negozi in franchising, il modello di Miracle-Ear negli Stati Uniti. Nel 2024, secondo il bilancio del gruppo, erano circa 5.480 punti vendita diretti, 3.310 shop-in-shop e 1.210 in franchising.

Negli Stati Uniti c'è poi un quarto pezzo, meno visibile: Amplifon Hearing Health Care. Non è una catena di negozi, ma una rete che gestisce i benefici per l'udito previsti da assicurazioni sanitarie e piani Medicare Advantage. Amplifon si mette in mezzo tra l'assicurazione e oltre 8.800 audioprotesisti indipendenti convenzionati: anticipa il costo dell'apparecchio, fattura direttamente all'assicurazione e paga il professionista. Un dettaglio che diventerà importante più avanti: sul suo sito Amplifon ha sempre presentato questa rete come indipendente perché "non è di proprietà di un produttore di apparecchi acustici".

Il motore di fondo del business è demografico. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 430 milioni di persone nel mondo hanno una perdita dell'udito invalidante, e oltre i 60 anni ne soffre più di una persona su quattro. Entro il 2050 chi avrà bisogno di cure per l'udito potrebbe superare i 700 milioni. Con la popolazione che invecchia, i potenziali clienti aumentano ogni anno.

Nel 2025 Amplifon ha fatturato circa 2,4 miliardi di euro, l'1,7% in più dell'anno precedente a cambi costanti, con un utile netto rettificato (cioè depurato dalle voci straordinarie) di 159 milioni. Nel primo semestre 2026 i ricavi sono stati di 1,19 miliardi. Di questi, circa 776 milioni arrivano dall'area che comprende Europa, Medio Oriente e Africa, circa 229 dalle Americhe e 181 dall'Asia-Pacifico. L'Italia e l'Europa restano quindi il cuore del gruppo.

Il 2025, l'anno in cui il mercato ha smesso di crescere

Per un'azienda abituata a crescere ogni anno, il 2025 è stato un brutto risveglio. L'amministratore delegato ha parlato di un settore cresciuto "sotto i livelli storici", con le tensioni internazionali che hanno frenato la fiducia dei consumatori: un apparecchio acustico è una spesa che si può rimandare, e molti l'hanno rimandata. Il 30 luglio 2025, dopo una semestrale sotto le attese e il taglio delle previsioni per l'anno, il titolo ha perso il 22% in una sola seduta, scendendo ai minimi dal 2019.

La risposta è stata un piano di efficienza chiamato Fit4Growth: circa 160 centri chiusi in dieci paesi, la cessione delle attività meno redditizie nel Regno Unito e una riorganizzazione degli uffici. I primi effetti si vedono nei conti del 2026: nel secondo trimestre la crescita organica, cioè senza contare acquisizioni e cambi, è stata del 4,7%, la migliore degli ultimi due anni. Il margine operativo lordo rettificato del semestre (in gergo, il margine EBITDA adjusted) è salito al 25,1% dei ricavi, e l'utile netto rettificato è cresciuto del 12%.

Perché Amplifon ha comprato GN Hearing

Il 16 marzo 2026 Amplifon annuncia l'operazione più grande della sua storia: l'acquisto di GN Hearing, la divisione apparecchi acustici del gruppo danese GN Store Nord, per 2,3 miliardi di euro. GN non è un concorrente qualsiasi. È uno dei grandi produttori del settore, con marchi come ReSound e Beltone, circa un miliardo di euro di ricavi nel 2025, quattro stabilimenti tra Danimarca, Cina, Malesia e Stati Uniti e metà delle vendite nelle Americhe. Enrico Vita l'ha definita "l'acquisizione più trasformativa nei nostri 75 anni di storia".

Il senso dell'operazione è nella parola che gli analisti usano di più: integrazione verticale. Per settantacinque anni Amplifon ha comprato gli apparecchi da altri, anche quelli venduti con il proprio marchio. Con GN ne controlla direttamente la produzione, e può mettere nei propri negozi apparecchi fatti in casa al posto di quelli comprati da Sonova, Demant o Starkey. È proprio da qui che dovrebbe arrivare il grosso dei risparmi promessi: Amplifon punta a sinergie nette tra 60 e 80 milioni di euro di margine operativo lordo all'anno, a pieno regime entro la fine del 2029. Per arrivarci prevede circa 80 milioni di costi di integrazione una tantum, distribuiti nei due-tre anni successivi alla chiusura. Non è un'idea nuova nel settore: Sonova e Demant, oltre a produrre, hanno già da anni le proprie catene di negozi. Amplifon fa il percorso inverso, dal negozio alla fabbrica.

Due apparecchi acustici retroauricolari color champagne con la scritta oticon, ciascuno con il tubicino e la cupola in silicone, appoggiati su un fondo nero Due apparecchi acustici retroauricolari Oticon, del gruppo Demant, fotografati nel settembre 2024: il tipo di prodotto che Amplifon ha sempre comprato da altri.

C'è anche un effetto molto concreto negli Stati Uniti. Beltone, il marchio di GN, ha una rete di negozi che secondo HearingTracker conta tra 1.200 e 1.350 punti vendita. Mettendola insieme ai circa 1.600 di Miracle-Ear, due concorrenti storici finiscono sotto lo stesso tetto. Lo stesso HearingTracker stima che il gruppo combinato possa arrivare a controllare il 12-15% del mercato americano degli apparecchi acustici su prescrizione, vicino a giganti della distribuzione come Costco.

Il pagamento è diviso in due parti: 1,69 miliardi in contanti e 56 milioni di nuove azioni Amplifon che andranno a GN Store Nord, emesse a 11,267 euro l'una (la media dei prezzi dei tre mesi precedenti). Per raccogliere i contanti, a maggio Amplifon ha venduto nuove azioni a investitori istituzionali per 453 milioni di euro, con Ampliter e Tamburi Investment Partners tra i sottoscrittori, e il 23 giugno ha firmato con un gruppo di tredici banche un finanziamento da 1,35 miliardi. Secondo i numeri comunicati da Amplifon, a operazione chiusa GN Store Nord avrà il 17,09% del capitale e diventerà il secondo azionista, ma con solo il 9,13% dei voti. Ampliter, la holding della famiglia Holland, scenderà al 32,07% del capitale ma terrà il 63,69% dei diritti di voto, grazie al voto maggiorato approvato nel 2024: un meccanismo che dà più voti alle azioni detenute a lungo. Il 29 ottobre 2026 l'assemblea degli azionisti è chiamata a votare l'aumento di capitale riservato a GN. La chiusura è prevista entro la fine del 2026, dopo il via libera delle autorità antitrust.

Il titolo in borsa

Per chi ha in portafoglio Amplifon, gli ultimi due anni sono stati pesanti. Secondo Milano Finanza, a giugno 2024 il titolo valeva più di 30 euro. Poi sono arrivati il rallentamento del mercato, il crollo di luglio 2025 e, il giorno dell'annuncio di GN Hearing, un altro calo di quasi il 9% che lo ha portato intorno ai 9 euro, ai minimi dal 2017. Il mercato, insomma, all'inizio ha accolto la notizia con paura: tanto debito e un'operazione complessa per un'azienda già in difficoltà. Gli azionisti di GN Store Nord, al contrario, hanno festeggiato con un +37% a Copenaghen.

Da allora il clima è cambiato. Dopo i conti del primo trimestre il titolo è tornato sopra i 10 euro, e diverse banche d'affari hanno alzato il giudizio. Equita, ad agosto, faceva notare che Amplifon tratta a circa 6,6 volte il margine operativo lordo atteso per il 2027, uno sconto di circa il 40% rispetto a Sonova e Demant. Venerdì 2 ottobre il titolo ha chiuso a 11,555 euro, per una capitalizzazione di circa 3,1 miliardi, ancora in calo di circa il 19% rispetto a un anno prima.

I dubbi da tenere a mente

Il primo riguarda i fornitori. Fino a ieri Sonova, Demant e Starkey vendevano i loro apparecchi nei negozi Amplifon. Da domani Amplifon sarà anche loro concorrente, e avrà tutto l'interesse a spingere i prodotti di GN rendendo probabilmente i rapporti più tesi. E la rete americana di Amplifon Hearing Health Care, che si presentava come indipendente proprio perché non legata a un produttore, dovrà convincere i professionisti convenzionati che non sarà così.

Il secondo è l'integrazione. Un'azienda che vende e un'azienda che progetta e costruisce tecnologia hanno culture, tempi e competenze diverse. Annunciare l'operazione, come ha detto un analista, è la parte facile.

Il terzo è il debito. A fine giugno 2026, prima della chiusura, il debito netto valeva 1,87 volte il margine operativo lordo. Al momento dell'annuncio Amplifon stimava che, a operazione conclusa, il rapporto sarebbe salito intorno a 3 volte, senza contare le sinergie. Se il mercato degli apparecchi acustici dovesse rallentare di nuovo come nel 2025, quel peso si sentirebbe.

Il quarto è la tecnologia che arriva da fuori. Dal 2022 negli Stati Uniti esiste una categoria di apparecchi acustici venduti senza prescrizione, pensata per adulti con una perdita dell'udito da lieve a moderata. Nel 2024 la Food and Drug Administration ha autorizzato in questa categoria un software di Apple che trasforma gli AirPods Pro compatibili in apparecchi acustici. Per ora riguardano solo chi ha perdite lievi o moderate, ma vanno a toccare il punto su cui Amplifon ha costruito tutto: l'idea che per sentire meglio serva un professionista in un negozio.

Amplifon è nata per curare l'udito di chi era sopravvissuto ai bombardamenti, ed è cresciuta per settantacinque anni vendendo apparecchi fatti da altri. Con GN Hearing cambia natura: diventa anche fabbrica, proprio mentre la tecnologia prova a portare l'apparecchio acustico fuori dal negozio. Sarà la mossa per il rilancio del titolo?

Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. I dati di borsa citati sono aggiornati al 2 ottobre 2026 e possono cambiare rapidamente.

Crediti immagini
  • Copertina: "Amplifon, 2 The Quay, Bideford - geograph.org.uk - 7988480.jpg" di Roger A Smith, via Wikimedia Commons (da Geograph), licenza CC BY-SA 2.0. Ritagliata ai lati, in alto e in basso, leggermente schiarita e ridimensionata.
  • Nel testo: "Oticon headoffice-2 (10470622214).jpg" di News Øresund (foto di Peter Mulvany), via Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0. Tagliata in basso e ridimensionata.
  • Nel testo: "Oticon hearing top view.jpg" di Bastique, via Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0. Ritagliata, leggermente schiarita e ridimensionata.
Fonti
  • Amplifon — comunicato stampa "Amplifon: 75 anni di storia in un podcast" (2025), sulle origini e la storia del gruppo.
  • Forbes Italia — "Amplifon compie 75 anni: dal sottoscala alla leadership mondiale" (8 gennaio 2025) e "Amplifon acquisisce GN Hearing per 2,3 miliardi, il titolo soffre in borsa" (16 marzo 2026).
  • Amplifon — comunicato "Amplifon to acquire GN Hearing" (16 marzo 2026) e comunicato sull'acquisizione di GAES (24 luglio 2018).
  • Amplifon — comunicati sui risultati del primo semestre 2026 (30 luglio 2026) e sul finanziamento da 1,35 miliardi (23 giugno 2026).
  • Teleborsa — risultati 2025 (4 marzo 2026) e aumento di capitale da 453 milioni (22 maggio 2026).
  • Websim — "Amplifon - Convocazione assemblea per approvare Aucap riservato a GN" (18 settembre 2026) e "Il 29 ottobre l'assemblea per l'aumento di capitale" (29 settembre 2026); Hearing Health Matters, sui termini dell'aumento riservato a GN (fonte: Amplifon).
  • Borsa Italiana — scheda del titolo Amplifon (quotazione al 2 ottobre 2026); Milano Finanza, "Sentire la crescita" (22 agosto 2026); Sky TG24, "Amplifon crolla in Borsa, ai minimi dal 2019" (30 luglio 2025).
  • HearingTracker — "Will the Amplifon-GN deal redraw the U.S. hearing aid map?" (2026).
  • Organizzazione Mondiale della Sanità — scheda "Deafness and hearing loss"; Food and Drug Administration, autorizzazione dell'Hearing Aid Feature di Apple (settembre 2024).
  • Amplifon Hearing Health Care — pagina "Managed care" (amplifonusa.com); Wikipedia, voci "Amplifon" e "Miracle-Ear".
  • apparecchi acustici
  • GN Hearing
  • Miracle-Ear
  • Piazza Affari
  • salute
  • acquisizioni

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