Nel 2014 Palmer Luckey ha 21 anni: due anni prima, ancora adolescente, ha co-fondato Oculus VR nel camper parcheggiato nel vialetto dei genitori, l'azienda dietro l'Oculus Rift, il visore che ha rilanciato la realtà virtuale. Facebook compra Oculus VR per 2 miliardi di dollari. È la storia da copertina della Silicon Valley. Resta dentro Facebook quasi altri tre anni, come uno dei volti pubblici del progetto VR di Zuckerberg. Poi, nel 2016, dona circa 10.000 dollari a Nimble America, un gruppo di troll pro-Trump che affigge cartelloni anti-Hillary, la cosa esplode sui media, e nel marzo 2017 Facebook lo caccia — secondo il Wall Street Journal, con una liquidazione da almeno 100 milioni di dollari. Facebook ha sempre negato che la politica c'entrasse. Fatto sta che nello stesso 2017 Luckey fonda un'altra azienda, questa volta di droni e missili per l'esercito americano. A luglio 2026 quell'azienda era in trattative per una valutazione da 100 miliardi di dollari, più del triplo di appena un anno prima. Non è quotata in borsa, e forse è anche per questo che se ne parla meno di quanto dovrebbe.
Le origini: un altro pupillo di Peter Thiel
Anduril nasce nel giugno 2017 a Costa Mesa, California, fondata da Palmer Luckey insieme a Trae Stephens (che veniva da Palantir), Brian Schimpf, Matt Grimm e Joe Chen.
L'idea era nata già nel 2014, quando Luckey e Stephens si erano scoperti d'accordo su un punto: la difesa americana comprava tecnologia da colossi lenti e appaltatori tradizionali, mentre la vera innovazione stava tutta nelle startup della Silicon Valley, che però a lavorare con l'esercito non ci pensavano nemmeno. A finanziare l'avvio è di nuovo Founders Fund — lo stesso fondo di Peter Thiel che vent'anni prima aveva messo i soldi su Palantir, quando nessun altro voleva farlo.
Anche il nome segue lo stesso copione: come Palantir prende il nome dalle pietre veggenti del Signore degli Anelli, Anduril prende il nome dalla spada di Aragorn, "Fiamma dell'Ovest", riforgiata dai frammenti di un'arma spezzata. Il parallelo non è casuale — Thiel è dietro entrambe le aziende, ed entrambe si raccontano come una ricostruzione: quella di un'industria della difesa americana che, secondo loro, si era addormentata.
Cosa costruisce Anduril, nel dettaglio
A differenza di Palantir, che vende solo software, Anduril costruisce hardware vero — droni, missili, torri, sottomarini — tenuto insieme da un unico strato software chiamato Lattice, il "sistema operativo" che fonde i dati di tutti i sensori in un'unica mappa e coordina i sistemi in autonomia. È lo stesso principio di Gotham di Palantir, applicato però a macchine che l'azienda produce essa stessa, non solo a dati altrui.
Ghost e Anvil. Ghost è la famiglia di droni da ricognizione, con un'autonomia di oltre un'ora e mezza di volo. Anvil è il suo contrario: un piccolo drone pensato apposta per intercettare e abbattere altri droni nemici, uno dei prodotti più richiesti da quando gli sciami di droni sono diventati la minaccia numero uno sui campi di battaglia moderni.
Fury (YFQ-44A). È il caccia da combattimento senza pilota selezionato dall'Aeronautica americana insieme al concorrente General Atomics per il programma Collaborative Combat Aircraft: droni da guerra pensati per volare fianco a fianco con caccia pilotati come l'F-35, a un costo per velivolo che l'Air Force vuole tenere sotto i 30 milioni di dollari — un terzo di un F-35. L'obiettivo dichiarato per questo primo lotto è di oltre 150 velivoli entro la fine del decennio, dentro un piano di lungo periodo che punta a circa mille CCA complessivi per l'Aeronautica americana.
Barracuda e Roadrunner. Barracuda è una famiglia di missili con gittate fino a 800 chilometri. Roadrunner è più insolito: una via di mezzo tra un drone e un missile, capace di decollare, intercettare un bersaglio e — se non lo trova o la missione viene annullata — tornare indietro e atterrare da solo, per essere riutilizzato. Un missile che si può recuperare è un concetto che pochissimi altri stanno costruendo.
Sentry Towers. Torri di sorveglianza autonome alimentate a energia solare, con radar e telecamere termiche, pensate per monitorare confini e perimetri senza bisogno di personale fisso. Sono il prodotto con cui Anduril è entrata per prima nei contratti governativi americani, a partire dal 2018, con la Customs and Border Protection lungo il confine con il Messico.
Ghost Shark. Sottomarino autonomo sviluppato per la Marina australiana, capace di missioni di sorveglianza sottomarina senza equipaggio. È il segno che Anduril non si ferma all'aria e alla terra.
Tutto questo viene prodotto in stabilimenti veri: il più grande è Arsenal-1, un impianto da un miliardo di dollari in Ohio annunciato a gennaio 2025, pensato per fabbricare in serie — non a mano, come fanno tradizionalmente gli appaltatori della difesa, ma con logiche più vicine a una fabbrica automobilistica.

Il rapporto con i governi
Qui la somiglianza con Palantir si fa ancora più stretta. Anduril lavora quasi esclusivamente con governi e forze armate, e negli ultimi diciotto mesi ha messo a segno una serie di contratti che l'hanno portata dritta al centro della strategia di difesa americana. A febbraio 2025 Microsoft ha annunciato di voler cedere ad Anduril il controllo del programma IVAS, i visori di realtà aumentata per l'esercito americano, un contratto originariamente da 22 miliardi di dollari che Microsoft stessa faticava a portare a termine. A marzo 2026 l'esercito americano ha firmato con Anduril un accordo quadro decennale fino a 20 miliardi di dollari, che consolida oltre 120 procedure di acquisto separate in un unico canale d'ordine, con focus dichiarato sulla difesa da sciami di droni nemici — la minaccia che sta ridisegnando la guerra moderna, dall'Ucraina al traffico aereo civile americano. A giugno 2026 è arrivata la selezione per il programma Collaborative Combat Aircraft dell'Air Force. Nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno approvato una possibile vendita al Kuwait da quasi 2 miliardi di dollari in sistemi anti-drone, e l'Australia ha impegnato 1,7 miliardi di dollari australiani per la flotta di Ghost Shark. Non manca il fronte controverso, lo stesso che accompagna Palantir: le torri di sorveglianza al confine tra Stati Uniti e Messico sono in funzione dal 2018 sotto contratto con la Customs and Border Protection, per il controllo dell'immigrazione — un tema che negli Stati Uniti resta politicamente divisivo. E nel luglio 2024 la Cina ha sanzionato Anduril per le sue vendite di armi a Taiwan — un segnale di quanto l'azienda sia ormai vista come attore geopolitico, non solo come fornitore.

Chi ci ha messo i soldi
Tra gli investitori di Anduril compare anche JD Vance in persona, che vi investì tramite il Rise of the Rest Seed Fund prima di diventare vicepresidente degli Stati Uniti (in precedenza aveva co-fondato un altro fondo, Narya Capital) — un dettaglio che vale la pena conoscere per chi segue quanto stretti siano diventati i legami tra Washington e questa nuova generazione di aziende della difesa. Agli altri fondi — Founders Fund, Andreessen Horowitz, General Catalyst, Thrive Capital, Lux Capital — si sono aggiunti nel tempo nomi come 8VC e Valor Equity Partners.
I numeri: crescita rapidissima, ma in perdita
Il fatturato di Anduril è passato da 236 milioni di dollari nel 2022 a 1 miliardo nel 2024, fino a 2,2 miliardi nel 2025 (+120% anno su anno). La guidance per il 2026 indica circa 4,3 miliardi di dollari, quasi il doppio dell'anno precedente. C'è però un dettaglio che chi guarda solo ai titoli dei giornali spesso salta: nello stesso 2026 l'azienda prevede una perdita operativa di circa 1,2 miliardi di dollari. Anduril sta crescendo a ritmi altissimi, ma sta anche bruciando cassa altrettanto velocemente — costruire fabbriche, assumere ingegneri e sviluppare hardware militare da zero costa, e per ora i ricavi non coprono ancora quella spesa.
La valutazione racconta una storia altrettanto ripida: da 1 miliardo di dollari nel 2019 a 4,6 miliardi nel 2021, 8,5 miliardi nel 2022, 14 miliardi nell'agosto 2024, 30,5 miliardi nel giugno 2025, 61 miliardi nel maggio 2026 con un round da 5 miliardi guidato da Thrive Capital e Andreessen Horowitz. A luglio 2026 Anduril era già in trattative per un nuovo round a 100 miliardi di dollari di valutazione — più del triplo rispetto a un anno prima, e questo prima ancora che il round precedente si fosse del tutto assestato. I dipendenti sono passati da circa 90 nel 2019 a oltre 8.500 a marzo 2026.
Una differenza che conta: non è in borsa
A differenza di Micron, Palantir, SanDisk e Marvell — le altre aziende di cui abbiamo parlato finora — Anduril non ha un titolo che si possa comprare in borsa. È ancora una società privata, finanziata da fondi di venture capital e private equity, non da azionisti pubblici. Chi non è un investitore istituzionale o accreditato, oggi, non può comprarne un'azione. Si parla da tempo di una possibile IPO, ma l'azienda ha finora preferito continuare a raccogliere capitali privati a valutazioni sempre più alte piuttosto che quotarsi — una scelta che le permette di crescere senza la pressione trimestrale del mercato pubblico, esattamente come aveva fatto Palantir per 17 anni prima del debutto in borsa nel 2020.
I dubbi che vale la pena tenere a mente
Il primo è quello più semplice: Anduril perde soldi. Cresce a ritmi impressionanti, ma non ha ancora dimostrato di saper trasformare quella crescita in profitto, e non è detto che ci riesca ai tempi che il mercato privato sta scontando con queste valutazioni.
Il secondo è la velocità della sua rivalutazione: passare da 8,5 a 100 miliardi di dollari in circa quattro anni è un ritmo che a Wall Street farebbe storcere il naso a molti gestori, e che si regge quasi interamente sull'aspettativa che i contratti di difesa continuino a crescere a questo ritmo — un'aspettativa che dipende da budget pubblici, quindi da decisioni politiche che possono cambiare con un'amministrazione.
Il terzo è la concorrenza: Anduril compete sia con i giganti storici della difesa (Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, tutti dotati di decenni di rapporti consolidati con il Pentagono) sia, in parte, con la stessa Palantir sul fronte software, oltre che con l'industria della difesa cinese sul fronte dei droni a basso costo.
Il quarto, meno finanziario ma reale, è reputazionale: il lavoro sulle torri di sorveglianza al confine e i legami sempre più stretti tra i suoi finanziatori e l'amministrazione in carica sono un'arma a doppio taglio — aprono le porte a contratti enormi, ma espongono l'azienda esattamente allo stesso tipo di rischio politico e di opinione pubblica che abbiamo già visto raccontando Palantir.
Anduril in meno di dieci anni è passata da un capannone in affitto in Orange County a un'azienda che progetta la prossima generazione di guerra automatizzata, con una valutazione che rivaleggia con quella di banche centenarie. Il problema, per chi la guarda da fuori, è che non essendo quotata i suoi conti restano in gran parte privati: quello che sappiamo lo sappiamo perché l'azienda o i giornali lo raccontano, non perché un bilancio trimestrale certificato lo impone. Fino a quando resterà così — e fino a quando durerà questa fase di espansione dei budget della difesa — è la domanda giusta da farsi.
Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. Anduril non è una società quotata in borsa: i dati su fatturato e valutazione riportati provengono da round di finanziamento privati e dichiarazioni pubbliche dell'azienda, non da bilanci certificati.
Crediti immagini
Foto 1, fonte U.S. Marine Corps, monta una Sentry Tower durante la Service Level Training Exercise 2-20, 24 gennaio 2020. Dominio pubblico. Foto 2 e 3 U.S. Army photo by Sgt. Scyrrus Corregidor, Wikimedia Commons, dominio pubblico, scattata il 4 febbraio 2025.
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