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AMD

Un quinto dell'azienda promesso a OpenAI e Meta per entrare nel mercato di Nvidia: dentro la scommessa più costosa della storia recente di AMD.

Vittorio Maria Ferretti17 min di lettura
Un processore AMD Athlon XP Palomino montato su una scheda madre

Nell'ottobre 2025 AMD firma un contratto con OpenAI e, per convincerla, le regala il diritto di comprare 160 milioni di azioni proprie a un centesimo l'una. Quattro mesi dopo fa la stessa cosa con Meta: altri 160 milioni di azioni. Messi insieme sono circa un quinto dell'azienda, promessi ai due clienti più grandi per indurli a comprare i suoi chip.

È un'operazione insolita anche per gli standard della Silicon Valley, e spiega dove si trova AMD in questo momento meglio di qualsiasi grafico: un'azienda che dopo dieci anni di ricostruzione ha finalmente un prodotto per l'intelligenza artificiale competitivo, ma che per entrare in un mercato dove il concorrente ha quasi tutto deve pagare un prezzo d'ingresso enorme. Se funziona, AMD diventa la seconda fonte che l'industria dell'AI cerca da tre anni. Se non funziona, avrà svenduto un pezzo di sé stessa per niente.

Le origini: cinquant'anni all'inseguimento di Intel

AMD nasce il 1° maggio 1969 a Sunnyvale, in California, fondata da Jerry Sanders III insieme a sette ex colleghi di Fairchild Semiconductor. Il modello iniziale è quello del "second source": produrre su licenza chip progettati da altri, garantendo ai clienti una seconda fonte di fornitura. Da lì nasce il rapporto che definirà i cinquant'anni successivi: nel 1982 un accordo con Intel le permette di produrre processori x86 per i PC IBM, e da quell'accordo nasce una battaglia legale durata più di un decennio, che AMD vince nel 1995 conquistando il diritto di sviluppare processori x86 propri. All'inizio dei Duemila l'Athlon 64 batte Intel sul suo stesso terreno e introduce l'architettura a 64 bit che ancora oggi porta il nome AMD64.

Poi arriva la caduta. Nel 2009, schiacciata dai costi e dalla crisi finanziaria, AMD scorpora le proprie fabbriche in una società separata, GlobalFoundries. È un rovesciamento simbolico oltre che industriale, perché Jerry Sanders era diventato famoso proprio per una frase: "real men have fabs", i veri uomini hanno le fabbriche. Da quel momento AMD progetta e basta, e fa produrre da altri — oggi soprattutto da TSMC. Il fondo lo tocca a metà del decennio scorso, con l'architettura Bulldozer rivelatasi un mezzo disastro e quote di mercato in caduta libera.

L'8 ottobre 2014 diventa amministratore delegato Lisa Su, nata a Tainan nel 1969, ingegnere elettronico con dottorato al MIT. La sua scelta è rinunciare ai mercati a basso margine e concentrare tutto su una nuova architettura modulare, Zen, basata su "chiplet": invece di un unico chip gigante e costoso da produrre, tanti blocchi più piccoli assemblati insieme. Zen arriva nel 2017 con i processori Ryzen per PC ed EPYC per i server, e in pochi anni restituisce ad AMD quote che aveva perso da vent'anni. Le due acquisizioni successive spiegano dove sta andando l'azienda oggi: Xilinx, specialista dei chip programmabili, completata nel febbraio 2022, e ZT Systems, produttore di infrastruttura per data center, comprata per 4,9 miliardi di dollari e integrata nel 2025. La seconda in particolare le dà una capacità che prima non aveva: progettare e vendere non un chip, ma un armadio intero.

Cosa fa AMD, oggi

L'azienda riporta i conti divisi in tre segmenti. Il Data Center è il cuore e da solo vale più della metà del fatturato: contiene gli EPYC, i processori per server con cui AMD erode quote a Intel da otto anni, e gli Instinct, gli acceleratori per l'intelligenza artificiale che competono direttamente con le GPU Nvidia. Client and Gaming raccoglie i processori Ryzen per PC, le schede grafiche Radeon e i chip semi-custom per le console, visto che PlayStation e Xbox usano entrambe silicio AMD. Embedded è l'eredità di Xilinx: chip programmabili per industria, automotive e telecomunicazioni, il segmento con i margini più alti e la crescita più lenta.

Dietro tutto c'è ROCm, la piattaforma software che permette agli sviluppatori di far girare i modelli di intelligenza artificiale sull'hardware AMD. È il pezzo meno appariscente e più decisivo della storia, perché è esattamente il terreno su cui Nvidia ha costruito il proprio vantaggio più difficile da attaccare, con CUDA, in quasi vent'anni di lavoro.

Helios: AMD smette di vendere chip e inizia a vendere armadi

Il 23 luglio 2026, alla conferenza Advancing AI di San Francisco, Lisa Su ha presentato l'annuncio più importante nella storia recente dell'azienda. Non un chip: un sistema completo.

Prima però va chiarita una nomenclatura che i comunicati rendono confusa. MI400 Series è la famiglia di acceleratori, MI455X è il modello di punta montato dentro Helios, e nei contratti si legge quasi sempre "MI450 Series", il nome commerciale usato prima che le singole sigle fossero definite. Nella pratica si parla della stessa generazione.

Helios è un armadio da data center, alto quanto una persona e largo il doppio di quelli standard, che contiene 72 acceleratori MI455X e 18 processori EPYC "Venice", più la rete e il software AMD. Il punto non è il singolo componente: è che tutti e 72 gli acceleratori lavorano come se fossero un'unica enorme scheda grafica. È il modo in cui Nvidia vende i suoi sistemi NVL72, ed è il motivo per cui questo annuncio conta: fino a ieri i grandi clienti compravano chip Nvidia dentro sistemi Nvidia e chip AMD sfusi da montare da sé. Da oggi possono comprare l'armadio da entrambi. C'è anche una differenza di filosofia: per collegare tra loro gli acceleratori AMD usa UALink, uno standard aperto sostenuto anche da Broadcom, Google, Intel, Meta e Microsoft, mentre Nvidia usa NVLink, che è proprietario.

Dal palco, Su ha dichiarato Helios già in produzione, con le prime spedizioni previste entro fine settembre 2026 e una domanda superiore alle aspettative interne dell'azienda.

Le specifiche tecniche di Helios, per chi le vuole

I dati che seguono sono quelli pubblicati da AMD sul proprio sito, e sono valori di picco teorici dichiarati dal produttore: non misurazioni indipendenti.

Il singolo acceleratore MI455X monta 432 GB di memoria HBM4, con una banda dichiarata fino a 23,3 TB/s e circa 40 PFLOPS di calcolo in precisione FP4. La memoria è la voce che AMD usa come argomento principale: più memoria a bordo significa poter tenere modelli più grandi dentro un singolo acceleratore senza doverli spezzare tra più schede, e nei carichi di lavoro dell'AI di oggi è spesso la memoria, non la potenza di calcolo, il vero collo di bottiglia. L'armadio completo arriva a 31 TB di HBM4, 2,9 exaFLOPS in FP4 e 1,4 exaFLOPS in FP8, su 18 cassetti di calcolo da quattro acceleratori ciascuno. I chip sono prodotti da TSMC con processo a 2 nanometri.

FP4 e FP8 sono formati numerici a bassa precisione: indicano con quanti bit vengono rappresentati i numeri che il chip macina. Meno bit significa calcoli più veloci e meno memoria occupata, al prezzo di una precisione minore. FP4 si usa tipicamente per l'inferenza, cioè per far girare un modello già addestrato, mentre FP8 si usa anche per l'addestramento, dove serve più precisione: per questo lo stesso chip dichiara due numeri molto diversi. Il che porta all'avvertenza che conta più di tutte: questi valori non sono confrontabili con quelli di un altro produttore se non a parità di formato e di carico di lavoro, e nessuno dei due dice quanto andrà davvero veloce un modello reale. Quello lo dicono i benchmark indipendenti sui sistemi consegnati, che per Helios non esistono ancora.

I contratti, e cosa vuol dire davvero "sei gigawatt"

Quello che rende il 2026 di AMD diverso non sono i prodotti in sé, ma il fatto che alcuni dei clienti più grandi al mondo si siano impegnati in anticipo a comprarli.

Serve una premessa, perché il modo in cui i giornali riportano questi numeri è spesso fuorviante. Un contratto "da 6 gigawatt" non è un ordine per una quantità di chip né un valore in dollari: è un impegno a installare hardware AMD fino a una certa capacità elettrica assorbita, spalmato su più anni e più generazioni di prodotto. Si misura così perché nei data center di oggi il vincolo non è il numero di processori disponibili, ma l'energia che si riesce a portare e smaltire in un sito. Sono quasi sempre impegni "fino a", con tranche legate a tappe successive, non ordini fermi già pagati.

OpenAI, ottobre 2025. Un accordo pluriennale per il dispiegamento di 6 gigawatt di GPU AMD, con il primo gigawatt previsto nella seconda metà del 2026. La parte che ha fatto salire il titolo di oltre il 20% in un giorno è però il warrant, i cui termini esatti sono nei documenti depositati da AMD alla SEC — il diritto di acquistare fino a 160 milioni di azioni AMD a 0,01 dollari l'una, esercitabile fino al 5 ottobre 2030. Le azioni maturano a tranche legate sia ai volumi effettivamente acquistati da OpenAI sia al raggiungimento di determinati livelli di prezzo del titolo AMD. Rapportati alle azioni in circolazione, quei 160 milioni valgono circa il 10% del capitale. Vale la pena ricordare che pochi giorni dopo, il 13 ottobre 2025, la stessa OpenAI annunciava con Broadcom 10 gigawatt di acceleratori progettati in proprio: nessuno di questi accordi è un'esclusiva.

Meta, febbraio 2026. Stessa struttura e stessa scala: 6 gigawatt su cinque anni, primo gigawatt nella seconda metà del 2026, acceleratori personalizzati per i carichi di lavoro di Meta e un secondo warrant fino a 160 milioni di azioni. AMD nel comunicato non ha indicato prezzo di esercizio né soglie: il dato di 600 dollari per l'ultima tranche circola attraverso il Wall Street Journal e le ricostruzioni della conference call, non da fonte ufficiale. Il direttore finanziario Jean Hu ha invece dichiarato apertamente che l'accordo dovrebbe generare ricavi nell'ordine di "svariate decine di miliardi di dollari per gigawatt".

Anthropic, luglio 2026. Fino a 2 gigawatt di acceleratori dentro sistemi Helios, primo gigawatt nella prima metà del 2027. Qui niente warrant, ma un impegno di AMD a investire fino a 5 miliardi di dollari in azioni Anthropic, oltre a una collaborazione ingegneristica che prevede l'uso di Claude, il modello di Anthropic, per accelerare lo sviluppo di ROCm.

L'impegno più concreto e datato di tutti, però, è di Oracle: il 14 ottobre 2025 le due aziende hanno annunciato che Oracle Cloud Infrastructure sarà il primo operatore cloud a offrire pubblicamente un supercluster basato su MI450, con un dispiegamento iniziale di 50.000 acceleratori dal terzo trimestre 2026. È un numero di unità, con una data: nel mare di annunci misurati in gigawatt, è l'unico davvero verificabile. Microsoft ha confermato l'uso dei rack Helios su Azure per l'inferenza su larga scala.

La sede AMD di Pechino, al Raycom InfoTech Park

Quanto è grande AMD rispetto a Nvidia, davvero

Qui arriva la domanda che tutti si fanno e a cui quasi nessuno risponde onestamente, perché la risposta precisa non esiste: non c'è nessun dato certificato sulle quote di mercato degli acceleratori per l'intelligenza artificiale. Nessuna autorità le pubblica, le aziende non le comunicano, e le stime che circolano vengono da società di analisi private con metodologie diverse. Quelle disponibili per il 2026 collocano Nvidia tra il 73% e l'86% del mercato per fatturato e AMD tra il 5% e il 10% — la forbice è larga perché dipende se si includono o no i chip su misura che i giganti del cloud si fanno progettare per conto proprio, come le TPU di Google o i Trainium di Amazon, disegnati insieme a partner come Broadcom e Marvell.

C'è però un confronto che non richiede stime di nessuno, perché si legge nei bilanci: nel trimestre chiuso ad agosto 2026 Nvidia ha dichiarato circa 89 miliardi di dollari di ricavi dal solo segmento data center, mentre l'intero segmento data center di AMD — acceleratori AI e processori per server messi insieme — ne ha fatti 6,7. Un rapporto di oltre tredici a uno. È il contesto dentro cui vanno letti tutti i contratti raccontati sopra: AMD non sta insidiando la leadership di Nvidia, sta provando a diventare la seconda fonte credibile di un mercato che oggi ne ha una sola.

Ed è qui che la vicenda diventa più interessante di una classifica. La cosa significativa non è il singolo contratto da 6 gigawatt: è che Meta, Oracle, Microsoft e Anthropic si stiano muovendo tutti nella stessa direzione nello stesso momento. Parte del valore di AMD per quei clienti non sta nei chip che comprano oggi, ma nell'avere finalmente un'alternativa da mettere sul tavolo quando trattano con Nvidia. Ad AMD non serve arrivare al 30% del mercato perché questo funzioni: le basta essere abbastanza credibile da permettere a ogni grande acquirente di dire che, se prezzi e condizioni non vanno bene, può andare altrove. È un ruolo meno spettacolare di quello dello sfidante che detronizza il leader, ma spiega perché clienti che avrebbero potuto continuare a comprare solo Nvidia abbiano deciso di finanziare l'ascesa di un secondo fornitore.

Una nota di colore che in questa rivalità fa un certo effetto: Lisa Su e Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, sono parenti. Lo ha confermato lei stessa nel 2020, definendolo "un complicato rapporto da cugini di secondo grado"; una genealogista taiwanese, Jean Wu, ha poi ricostruito che la madre di Huang è sorella del nonno di Su, e un portavoce di Nvidia ha confermato la parentela alla CNN. Non sono cresciuti insieme e si sono conosciuti solo da adulti, già dentro l'industria dei chip.

I numeri

I dati che seguono vengono dal comunicato ufficiale dei risultati del secondo trimestre 2026, pubblicato il 4 agosto.

AMD ha fatturato un record di 11,5 miliardi di dollari, +50% anno su anno, con un utile netto di 2,3 miliardi. Il segmento Data Center è arrivato a 6,7 miliardi, +107%, pesando per il 58% del totale. Il business client è cresciuto del 23% a 3,1 miliardi, il gaming è sceso del 31% a 779 milioni per i minori ricavi semi-custom, l'embedded ha fatto 977 milioni. Per il terzo trimestre l'azienda ha guidato per circa 13 miliardi. Per dare la misura del cambio di passo: nell'intero 2025 AMD aveva fatturato 34,6 miliardi.

Due dettagli meno celebrati. Le spese operative sono cresciute del 40% anno su anno, a 3,4 miliardi. E nella conference call il management ha detto esplicitamente che le rese produttive di un prodotto complesso come Helios miglioreranno nell'arco dei primi trimestri di rampa, con un effetto sui margini iniziali.

La trimestrale, va detto, è stata accolta male: nonostante i numeri record e una guidance sopra le attese, il titolo ha perso circa il 9% nelle contrattazioni after-hours. È lo stesso copione visto tre settimane dopo su Nvidia, che il 26 agosto ha battuto le stime e ha comunque chiuso in calo. A questi livelli di valutazione superare il consenso non basta più: il mercato prezza già la crescita eccezionale come scenario acquisito, e si muove solo su ciò che accelera o rallenta rispetto a quell'aspettativa.

I dubbi che vale la pena tenere a mente

Il primo è la diluizione. La maturazione dei warrant è legata anche a soglie di prezzo del titolo, quindi lo scenario in cui AMD cede davvero un quinto di sé stessa coincide con quello in cui il titolo è salito molto — ma resta valore sottratto agli azionisti attuali, e non sempre viene scontato con la stessa serietà con cui si scontano i ricavi promessi. Sotto c'è una domanda ancora più interessante: quanta parte dei ricavi dei prossimi anni sarà domanda organica, di clienti che scelgono AMD perché conviene, e quanta resterà legata a incentivi finanziari concessi dall'azienda. Nei conti non comparirà mai come voce separata, ma si osserva indirettamente: guardando se arrivano clienti nuovi, senza warrant né investimenti incrociati, disposti a comprare alle stesse condizioni di tutti gli altri.

Il secondo è il finanziamento circolare, lo stesso schema incontrato raccontando Nebius. AMD si impegna a investire fino a 5 miliardi in Anthropic, e Anthropic compra chip da AMD. Nvidia fa lo stesso con i propri clienti. Finché la domanda di calcolo per l'AI cresce ai ritmi attuali il meccanismo si autoalimenta; se rallenta, l'effetto si propaga a catena, perché ognuno è contemporaneamente fornitore, cliente e azionista di qualcun altro.

Il terzo è il software. Il vero costo di passare ad AMD non è il prezzo dell'hardware, ma la quantità di codice già scritto per CUDA che andrebbe riadattato: finché quel lavoro resta oneroso, un cliente sceglie Nvidia anche a parità di prestazioni. È la voce su cui il divario si misura davvero, e su cui i keynote non dicono nulla di verificabile.

Il quarto è l'esecuzione. Nel febbraio 2026 la società di analisi SemiAnalysis ha scritto che per problemi di produzione Helios avrebbe visto nel secondo semestre 2026 solo campioni ingegneristici e volumi ridotti, rimandando la produzione di massa al secondo trimestre 2027. AMD ha smentito pubblicamente e con toni molto duri, e a luglio ha dichiarato Helios in produzione con spedizioni entro settembre — il che sui tempi di partenza le dà ragione. Resta in piedi la parte su cui le due versioni non si sono mai incontrate: una cosa è iniziare a spedire, un'altra è la rampa di volume.

Il quinto riguarda fornitura e geopolitica. La memoria HBM necessaria agli acceleratori AI è prodotta da pochissimi soggetti e i prezzi stanno salendo: la stessa Nvidia l'ha indicata come ragione principale della compressione dei propri margini attesi, e AMD, che compra dagli stessi fornitori con margini strutturalmente più bassi, ne risente proporzionalmente di più. È lo stesso squilibrio fra domanda e offerta che sull'altro fronte della memoria, quello della NAND, ha fatto esplodere i margini di SanDisk: quando un componente scarseggia, il potere contrattuale si sposta tutto dalla parte di chi lo produce. Sul fronte politico, nel secondo trimestre 2025 l'azienda aveva iscritto a bilancio 800 milioni di dollari di svalutazioni di magazzino per i controlli americani sull'export verso la Cina del chip Instinct MI308 — un promemoria di quanto in fretta una decisione amministrativa possa cancellare un mercato intero.

In poco più di dieci anni AMD è passata da azienda che rischiava di uscire dai mercati che contano a fornitore su cui alcuni dei nomi più grandi del settore hanno deciso di scommettere, e la differenza rispetto a due anni fa è che quella scommessa non è più solo una tesi di analisti: è scritta in contratti firmati. Resta un numero, in tutta questa storia, che vale la pena tenere cerchiato nei prossimi due anni, e non è nessuno di quelli che fanno i titoli. Non i 6 gigawatt annunciati, non gli exaFLOPS — quanti megawatt di sistemi Helios risultino effettivamente installati, accesi e usati da clienti esterni entro la fine del 2027. Un annuncio è una dichiarazione di intenti, una spedizione è una fattura, ma solo un sistema in funzione dentro il data center di qualcun altro dimostra che il prodotto fa quello che promette.

Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. I dati di bilancio e le specifiche tecniche riportati provengono da comunicazioni ufficiali dell'azienda; le quote di mercato sono stime di analisti esterni, non dati certificati, e le diverse fonti le riportano con scarti significativi. I dati sono aggiornati al 15 settembre 2026 e possono cambiare rapidamente.

Fonti

AMD Investor Relations (comunicati sui risultati del secondo trimestre 2026 e sulle partnership con OpenAI, Meta e Anthropic); AMD 10-K/A per i termini del warrant OpenAI; pagina prodotto AMD Helios per le specifiche tecniche; comunicato Oracle del 14 ottobre 2025 sul supercluster MI450; Tom's Hardware e The Next Platform per la vicenda SemiAnalysis e la replica di AMD; CNN e Tom's Hardware per la ricostruzione genealogica di Jean Wu; comunicati Nvidia per i dati di confronto sul segmento data center; stime di quota di mercato da Silicon Analysts, IDC e TrendForce come riportate da fonti secondarie.

Crediti immagini

Copertina: "AMD Athlon XP Palomino.Jpg" di Matthieu Riegler, via Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0. Nel testo: "North entrance of Raycom InfoTech Park Building C (20250208171243).jpg" di N509FZ, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Entrambe ridimensionate e ritoccate nei toni; le versioni modificate sono distribuite con la stessa licenza dell'originale.

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