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Rheinmetall: cosa produce il colosso tedesco della guerra

Carri armati, proiettili, difesa aerea e droni kamikaze prodotti in Sardegna: la storia di Rheinmetall, dal cannone che la Germania non volle al riarmo europeo, i suoi affari in Italia con Leonardo e perché il titolo ha dimezzato.

Vittorio Maria Ferretti13 min di lettura
Il carro armato Panther KF51 di Rheinmetall avanza su una pista sterrata sollevando polvere

Nel 1899 Rheinmetall compra 1.040 ettari di brughiera a Unterlüß, nella Bassa Sassonia. Servono per una cosa sola: un poligono privato dove sparare con i propri cannoni davanti ai clienti. Il 27 agosto 2025, su quello stesso terreno, il segretario generale della NATO Mark Rutte, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e il vicecancelliere Lars Klingbeil inaugurano la più grande fabbrica di munizioni d'Europa, costruita, secondo l'azienda, in appena quindici mesi di cantiere. In mezzo ci sono due guerre mondiali, due divieti di produrre armi, macchine per scrivere, frigoriferi e pistoni per automobili. Poi l'invasione russa dell'Ucraina, dopo la quale il titolo in borsa è arrivato a valere oltre venti volte tanto. L'azienda è Rheinmetall. Chi incassa, quando l'Europa ha paura?

Le origini: il cannone che la Germania non volle

Rheinmetall nasce il 13 aprile 1889 a Düsseldorf con un nome lunghissimo, Rheinische Metallwaaren- und Maschinenfabrik, e un obiettivo preciso: produrre munizioni per l'esercito dell'Impero tedesco. Il fondatore, l'ingegnere Heinrich Ehrhardt, registra 128 brevetti. Il più importante arriva nel 1891: un metodo per pressare e stirare il metallo che permette di ottenere tubi senza saldature e di fare i proiettili in acciaio invece che in ghisa.

La svolta, però, la porta un altro. Nel 1895 Konrad Haussner, un ex ingegnere della Krupp, si presenta da Ehrhardt con un suo progetto: un cannone a tiro rapido che assorbe il rinculo invece di saltare all'indietro a ogni colpo. Ehrhardt ci crede, lo assume nel 1896, e Rheinmetall costruisce il prototipo. L'esercito tedesco lo boccia. Chi lo compra, nel 1900, è l'esercito britannico, in cerca di una soluzione per modernizzare la sua artiglieria. Seguono Norvegia, Stati Uniti, Austria-Ungheria e alla fine anche la Germania. Nel giro di un decennio, quel cannone rifiutato trasforma un fabbricante di munizioni qualunque in uno dei grandi produttori di armi d'Europa.

Due guerre, due divieti

Un cannone antiaereo Rheinmetall da 37 millimetri fotografato davanti a un gruppo di uomini in giacca e cappello Un cannone antiaereo Rheinmetall da 37 millimetri alla fabbrica Astra di Brașov, in Romania, dove era conosciuto come modello 1939.

Dopo la Prima guerra mondiale il Trattato di Versailles vieta alla Germania le armi di grosso calibro, e Rheinmetall si reinventa: locomotive, aratri a vapore, macchine per scrivere e calcolatrici. Dura poco. Nel 1925 lo Stato tedesco diventa azionista di maggioranza, nel 1933 l'azienda rileva la Borsig, storico costruttore berlinese di locomotive in liquidazione, e con il riarmo nazista finisce dentro le Reichswerke Hermann Göring, il conglomerato industriale di Stato creato dal regime e intitolato al numero due del partito nazista, per produrre acciaio e armi. È anche la pagina più buia della sua storia: nel solo stabilimento di Unterlüß lavorano circa 5.000 lavoratori forzati e prigionieri di guerra.

Nel 1945 la produzione di armi si ferma di nuovo, per legge. Quando l'azienda riparte, a inizio anni Cinquanta, fa macchinari per il carico, caldaie a vapore e frigoriferi. Nel 1956 la famiglia Röchling, industriali dell'acciaio, compra la maggioranza dal governo federale; nello stesso periodo nasce la Bundeswehr, il nuovo esercito tedesco, e Rheinmetall torna a fare armi. Il primo prodotto militare della ripartenza è la mitragliatrice MG42, la stessa della Wehrmacht, da cui deriverà poi la MG3 della Bundeswehr.

Da qui arriva il dettaglio che sorprende di più. Nel 1965 Rheinmetall torna a fabbricare canne di cannone e un gruppo di ingegneri guidato da Raimund Germershausen avvia lo sviluppo del cannone a canna liscia da 120 millimetri. Ne nasce l'Rh-120, che monta sul Leopard 2, il carro armato tedesco consegnato per la prima volta nel 1979. Negli Stati Uniti quella canna viene prodotta su licenza nell'arsenale di Stato di Watervliet, nello stato di New York, e montata su affusto e sistema di rinculo americani: è l'M256, il cannone dell'M1 Abrams. Detto semplice: per decenni il carro armato simbolo dell'esercito americano ha sparato con una canna progettata in Germania.

Nel 1986 Rheinmetall compra Pierburg, produttore di carburatori e componenti per motori, e per quarant'anni resta divisa tra difesa e componenti per auto. Il capitolo si chiude a giugno 2026, con l'accordo per vendere la divisione civile, circa 2 miliardi di fatturato nel 2025, al gruppo industriale di Monaco AEQUITA, per un prezzo provvisorio di 350 milioni di euro, con chiusura attesa entro fine anno. A operazione conclusa, Rheinmetall sarà un'azienda della difesa pura.

Cosa fa oggi Rheinmetall

Dal 2013 l'amministratore delegato è Armin Papperger, ingegnere entrato in azienda nel 1990, con un contratto rinnovato fino al 2030. Dal 2026 il gruppo è organizzato in cinque divisioni.

Veicoli. È la divisione più grande. Comprende il Lynx, il veicolo da combattimento per la fanteria scelto da Ungheria, Ucraina, Italia e, nel 2026, dalla Romania con 298 esemplari; il carro armato Panther KF51; e la partecipazione a programmi tedeschi come il Puma.

Armi e munizioni. Cannoni, mortai e soprattutto proiettili d'artiglieria da 155 millimetri, quelli che la guerra in Ucraina consuma a ritmi che l'Europa non vedeva da decenni. La sola Unterlüß punta a 350.000 proiettili l'anno dal 2027; con tutti gli stabilimenti, l'obiettivo del gruppo è circa 1,5 milioni.

Difesa aerea. Sistemi come Skyranger e Skynex, antiaerei a corto raggio basati su cannoni automatici e radar, pensati soprattutto contro droni e minacce a bassa quota. È la divisione che cresce più in fretta: +62% nel primo semestre 2026.

Sistemi digitali. Comunicazioni, sensori e software che collegano mezzi e soldati sul campo.

Navi. La divisione più giovane, nata con l'acquisto di NVL, il ramo navale militare del gruppo cantieristico Lürssen, completato a marzo 2026.

Un quad militare elettrico avanza da solo su una pista sabbiosa nel bosco, in controluce Il prototipo di quad militare ibrido provato dalla Difesa olandese a Leusden, nel 2019. Lo aveva sviluppato REEQ, la piccola azienda olandese poi passata a Rheinmetall.

C'è un motivo se le munizioni contano più di quanto dica il loro fatturato. Nel primo semestre 2026 la divisione veicoli ha venduto per 2,4 miliardi di euro con un margine operativo dell'11,3%; quella armi e munizioni per 1,8 miliardi, ma con un margine del 23,7%, più del doppio. Un carro armato si vende una volta e resta in servizio per decenni; un proiettile si spara, e va ricomprato.

Rheinmetall e l'Italia

A Roma c'è Rheinmetall Italia, l'ex Oerlikon Contraves, che il gruppo chiama la sua "casa dei radar": progetta i radar di sorveglianza e puntamento usati anche nei sistemi di difesa aerea. Nel dicembre 2025 proprio Rheinmetall Italia ha consegnato all'Esercito il primo sistema di difesa aerea Skynex, ordinato per 73 milioni di euro: l'Italia è il primo paese NATO ad adottarlo.

Poi c'è RWM Italia, con sede a Ghedi, nel Bresciano, un centro di ingegneria a Torino e due stabilimenti in Sardegna, oltre 600 dipendenti in tutto. Fa sistemi subacquei e di sminamento, testate e bombe d'aereo e, dal 2025, produce in serie a Musei e Domusnovas i droni kamikaze HERO insieme all'israeliana UVision, con ordini per oltre 200 milioni di euro da otto paesi europei. Domusnovas è stato per anni al centro delle polemiche per le bombe d'aereo esportate verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, finché nel 2019 il governo italiano ha sospeso le licenze di esportazione e il sito, secondo il Sole 24 Ore, ha perso in un anno l'80% degli addetti.

Ma il legame che conta oggi è un altro: Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, la joint venture paritetica con Leonardo nata nell'ottobre 2024, con sede a Roma e base operativa a La Spezia. Il suo compito è rifare da zero i mezzi corazzati dell'Esercito italiano: 1.050 veicoli del programma A2CS in 16 varianti, basati sulla piattaforma Lynx, e 132 nuovi carri armati basati sulla tecnologia del Panther KF51, più 140 mezzi derivati dal carro. Secondo Leonardo, i due programmi valgono insieme oltre 23 miliardi di euro, e circa il 60% del lavoro è previsto in Italia.

I primi passi sono già fatti. Il 5 novembre 2025 è arrivato il primo contratto, per 21 veicoli A2CS, e il 27 gennaio 2026 i primi quattro Lynx sono stati consegnati all'Esercito. Per i carri armati, invece, il contratto non c'è ancora: il 21 settembre 2026 la Direzione degli armamenti terrestri del ministero della Difesa ha pubblicato la procedura per il nuovo carro e i mezzi derivati, con un importo massimo di 5,14 miliardi di euro, e Leonardo punta a firmare entro fine anno. Chi ha letto il nostro articolo su Leonardo riconoscerà il meccanismo: i soldi del riarmo europeo passano per aziende nazionali che, per costruire in fretta, si alleano con chi la tecnologia ce l'ha già.

Come guadagna e quanto

Rheinmetall vende quasi solo a governi, con contratti pluriennali: per capire dove va conta più il portafoglio ordini che l'ultimo trimestre.

Nel 2025, esclusa la divisione civile messa in vendita, ha fatturato 9,9 miliardi di euro, il 29% in più dell'anno prima, con un risultato operativo di 1,84 miliardi e un margine del 18,5%. Nel primo semestre 2026 le vendite sono cresciute del 39%, a 5,2 miliardi, e il margine operativo è salito dal 12,1% al 15%.

Il numero che l'azienda mette più in evidenza è il portafoglio ordini: 80,5 miliardi di euro a fine giugno 2026, contro i 56 di un anno prima. Qui serve attenzione. Rheinmetall usa una misura sua, chiamata Rheinmetall Backlog, che somma agli ordini firmati anche le chiamate che si aspetta di ricevere dagli accordi quadro, cioè contratti in cui il cliente fissa condizioni e quantità massime ma ordina a tranche, quando ha i fondi. Quegli 80,5 miliardi, quindi, non sono tutti ordini firmati e pronti da eseguire: una parte è ciò che l'azienda si aspetta di ricevere da accordi quadro già sottoscritti.

Gli obiettivi sono ambiziosi. Per il 2026 l'azienda prevede un fatturato tra 13,7 e 14,2 miliardi, con un margine intorno al 19%. Per il 2030, al Capital Markets Day di novembre 2025, Papperger ha indicato 50 miliardi di fatturato e un margine sopra il 20%: cinque volte il 2025, acquisizioni comprese.

Il rovescio della medaglia è la cassa. Nel primo semestre 2026 il flusso di cassa operativo libero è stato negativo per 1,6 miliardi di euro. L'azienda lo spiega con anticipi dei clienti arrivati più tardi, magazzino costruito per le consegne dei trimestri successivi e fatture emesse a fine periodo e non ancora incassate, oltre agli investimenti in nuove fabbriche. Tradotto: gli utili sulla carta ci mettono tempo a diventare soldi in banca.

Il titolo in borsa

Rheinmetall è quotata alla Borsa di Francoforte con il ticker RHM, e dal 20 marzo 2023 fa parte del DAX, l'indice delle 40 maggiori società tedesche. A differenza di Leonardo non ha un azionista di controllo, né pubblico né privato: il capitale è in gran parte in mano a investitori istituzionali, e il primo socio, BlackRock, ha circa il 7%.

Il 23 febbraio 2022, il giorno prima dell'invasione russa, un'azione Rheinmetall valeva 96,8 euro; il 29 settembre 2025 ha superato per la prima volta i 2.000. Poi il 2026 ha cambiato direzione. Il 24 giugno il governo tedesco ha cancellato il programma delle fregate F126, che Rheinmetall aveva ereditato comprando NVL: secondo il ministero della Difesa, andare avanti avrebbe portato il conto oltre i 18 miliardi, contro i circa 10 previsti all'inizio. Quel giorno il titolo è arrivato a perdere oltre il 16%. Ad agosto l'azienda ha abbassato la previsione di fatturato 2026 di circa 300 milioni. A fine settembre il titolo si muove intorno alla metà del suo massimo storico, mentre il mercato si chiede quanto in fretta quegli 80 miliardi di ordini diventeranno utili e cassa.

I dubbi da tenere a mente

Il primo è politico. Rheinmetall vive di bilanci della difesa, e un accordo di pace in Ucraina o un cambio di priorità a Berlino possono rallentare gli ordini. La F126 lo ha dimostrato: una sola decisione di un ministero ha tagliato la previsione dell'anno. E la Germania pesa per il 38% del fatturato.

Il secondo è l'esecuzione. Passare da 10 a 50 miliardi in cinque anni significa costruire fabbriche, assumere e consegnare in tempo, mentre la cassa del 2026 è ancora negativa.

Il terzo riguarda il tipo di guerra. Il grosso del fatturato e dei profitti di Rheinmetall viene dall'industria pesante: carri, cannoni, proiettili. Ma in Ucraina si è affermata anche un'altra guerra, fatta di droni economici prodotti in massa, la stessa su cui scommettono aziende come Anduril. Papperger ha liquidato quei droni come "un gioco di Lego", opera di "casalinghe ucraine con stampanti 3D in cucina". Il 30 marzo 2026 Volodymyr Zelensky ha risposto che se ogni casalinga ucraina sa fare droni, allora ogni casalinga ucraina può fare l'amministratore delegato di Rheinmetall. Non che Rheinmetall i droni non li faccia: oltre a quelli prodotti in Sardegna, ad aprile 2026 ha firmato con la Bundeswehr un accordo quadro da diversi miliardi di euro per decine di migliaia di droni FV-014, da ricognizione e attacco. La domanda vera è quanto spazio avranno, rispetto a carri e proiettili, nei bilanci della difesa dei prossimi vent'anni.

Il quarto è il prezzo. Anche dopo il dimezzamento, il mercato paga Rheinmetall per una crescita che deve ancora arrivare.

Rheinmetall comprò la brughiera di Unterlüß per mostrare i suoi cannoni ai clienti. Centoventisei anni dopo, su quel terreno, i clienti sono i governi di mezza Europa e il prodotto è lo stesso: la capacità di sparare, e di continuare a farlo. Rheinmetall ha attraversato due divieti di produrre armi e quarant'anni di pistoni per auto, e oggi ha scommesso tutto sulla difesa.

La guerra del futuro avrà ancora bisogno di acciaio e polvere da sparo?

Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato.

Crediti immagini
  • Copertina: "Rheinmetall kf51 dynamisch hohe aufloesung R6MJ1833.jpg" di Rheinmetall Defence, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Ritagliata e ridimensionata; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
  • Nel testo: "Rheinmetall 37 mm Md.39.jpg", autore sconosciuto, dalla collezione della 1ª brigata missilistica antiaerea romena, pubblicata sulla rivista Cer Senin, via Wikimedia Commons, pubblico dominio. Ingrandita e ritoccata nei toni.
  • Nel testo: "REEQ - Rheinmetall Defence Netherlands - electric military ATV (1).jpg" di Defensie Nederland, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Ritoccata nei toni; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
Fonti
  • Rheinmetall AG — Annual Report 2025 (comunicato dell'11 marzo 2026) e Half-Yearly Financial Report H1 2026 (6 agosto 2026).
  • Rheinmetall AG — storia aziendale (1889-1935, 1956-1980), struttura dell'azionariato e comunicati su Unterlüß (2025), produzione HERO in Sardegna (8 ottobre 2025), Skynex per l'Italia (23 dicembre 2025), FV-014 (22 aprile 2026) e cessione ad AEQUITA (3 giugno 2026).
  • Leonardo S.p.A. — scheda di Leonardo Rheinmetall Military Vehicles e comunicato "Italian Army's A2CS programme kicks off", 27 gennaio 2026.
  • Formiche.net — il primo contratto A2CS (novembre 2025) e la procedura per i nuovi carri armati (settembre 2026).
  • Encyclopedia.com — "Rheinmetall Berlin AG", International Directory of Company Histories.
  • Wikipedia — "Heinrich Ehrhardt". en.wikipedia.org
  • Wikipedia — "Rheinmetall". en.wikipedia.org
  • Wikipedia — "M256 (tank gun)". en.wikipedia.org
  • Wikipedia — "QF 15-pounder gun". en.wikipedia.org
  • Naval News, Euronews e Reuters — la cancellazione del programma F126, 24 giugno 2026.
  • MarketScreener — il titolo sopra i 2.000 euro (29 settembre 2025) e gli obiettivi 2030 (18 novembre 2025).
  • t-online — il prezzo del titolo al 23 febbraio 2022.
  • Il Sole 24 Ore — lo stabilimento RWM di Domusnovas.
  • Ukrinform — la risposta di Zelensky alle dichiarazioni di Papperger, 30 marzo 2026.
  • difesa
  • munizioni
  • carri armati
  • Germania
  • riarmo europeo
  • Leonardo
  • DAX

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