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— Alex Karp, CEO di Palantir
Nel 2004 Palantir bussò alla porta di Sequoia Capital, il fondo che aveva già scommesso su PayPal, cercando un investitore. Uscì a mani vuote: nessun grande fondo di Silicon Valley voleva finanziare una startup di analisi dati per l'intelligence, fondata da un gruppo insolito che mescolava profili già affermati — Peter Thiel e Alex Karp avevano già superato i 35 anni — a giovani ingegneri usciti dall'orbita PayPal. A salvarla fu, tra tutti i soggetti possibili, il fondo di investimento strategico della CIA. Oggi quella startup vale circa 400 miliardi di dollari in borsa ed è entrata nell'S&P 500. E allora la domanda è una sola: "Come si passa da essere respinti da tutta Silicon Valley a diventare una delle aziende più discusse, controverse e preziose del software americano?"
Le origini: nata per la guerra al terrorismo
Palantir nasce nel 2003 a Palo Alto, fondata da Peter Thiel (già co-fondatore di PayPal) insieme ad Alex Karp, Stephen Cohen, Joe Lonsdale e Nathan Gettings. L'idea di partenza: prendere le tecnologie antifrode sviluppate per PayPal e riadattarle per aiutare le agenzie di intelligence americane a collegare i puntini tra i dati, dopo che l'11 settembre aveva mostrato quanto le agenzie fossero incapaci di farlo. Thiel finanziò l'avvio quasi per intero di tasca propria, circa 30 milioni di dollari di capitale personale — Founders Fund, il veicolo con cui oggi Thiel è noto come investitore, nascerà solo nel 2005, quando Palantir era già avviata.
A credere nel progetto fu In-Q-Tel, il fondo di investimento strategico creato dalla CIA, che investì circa 2 milioni di dollari e aprì all'azienda le porte dell'agenzia. Dal 2005 la CIA diventò il principale cliente e banco di prova del prodotto: per tre anni, analisti e informatici dell'agenzia lavorarono a stretto contatto con il team di Palantir per rifinire quello che sarebbe diventato Gotham, il primo prodotto dell'azienda.
Anche il nome non è casuale: Thiel, appassionato di Tolkien, lo scelse pensando ai palantíri de Il Signore degli Anelli, le "pietre veggenti" che permettono di vedere eventi lontani nello spazio e nel tempo — un riferimento diretto, e neanche troppo sottile, al mestiere di sorveglianza e analisi dati che l'azienda si preparava a fare.
Alex Karp entra nel progetto nel 2004 e dal 2005 è CEO, dopo aver conosciuto Thiel alla Stanford Law School. Ha una laurea in giurisprudenza a Stanford e un dottorato in teoria sociale all'università Goethe di Francoforte — un profilo insolito per un CEO tech, e infatti Karp è rimasto per vent'anni l'esatto opposto del CEO da copertina di Silicon Valley: linguaggio filosofico, posizioni politiche dichiarate senza filtri, e un gusto quasi compiaciuto per la controversia.
Palantir è rimasta privata per 17 anni, un'eternità per gli standard della Silicon Valley — niente trimestrali, niente pressione degli investitori pubblici, solo costruzione lenta e metodica del prodotto. È arrivata in borsa il 30 settembre 2020, non con una IPO tradizionale ma con una quotazione diretta al NYSE, aprendo a 10 dollari per azione. All'epoca l'azienda non aveva mai chiuso un anno in utile, e circa un terzo del fatturato veniva da tre soli clienti. Nel 2024 Palantir è entrata a far parte dell'S&P 500.
Come guadagna Palantir: i tre prodotti, nel dettaglio
Il modello resta quello del software enterprise: niente pubblicità, niente hardware, solo licenze e abbonamenti venduti a governi e grandi aziende, integrati nei loro processi operativi. Ma per capire davvero perché Palantir vale quello che vale in borsa, bisogna capire cosa fanno concretamente i tre prodotti — non solo a chi li vende.
Gotham. È il prodotto originario, quello nato per la CIA. Il suo lavoro è prendere flussi di dati completamente diversi tra loro — immagini satellitari, filmati di droni, comunicazioni intercettate, rapporti sul campo, dati di sensori — e fonderli in un'unica mappa operativa condivisa. Non si limita a mostrare i dati: li collega, evidenzia pattern che a occhio umano richiederebbero settimane di lavoro incrociato, e in contesto militare può contribuire a identificare potenziali bersagli e a presentare opzioni operative a chi comanda. Il principio dichiarato da Palantir è che la decisione finale resti sempre a un essere umano — Gotham propone, non preme il grilletto — ma è comunque il software che trasforma dati grezzi in una scelta operativa concreta. È lo stesso strumento usato, con applicazioni diverse, da CIA, FBI, Dipartimento della Difesa americano e alleati.
Foundry. Stessa logica di fusione ed elaborazione dati di Gotham, ma applicata al mondo enterprise: una banca la usa per incrociare dati antifrode, un ospedale per ottimizzare i flussi di pazienti e risorse, una compagnia aerea o un produttore per gestire supply chain complesse. È il prodotto che ha aperto a Palantir il mercato commerciale, fuori dal perimetro governativo, ed è oggi il pilastro su cui si regge la crescita più veloce dell'azienda.
AIP (Artificial Intelligence Platform). È lo strato più recente, lanciato per integrare modelli di intelligenza artificiale generativa dentro l'infrastruttura dati già costruita con Gotham e Foundry. In pratica permette a chi lo usa — un manager quanto un comandante militare — di fare domande in linguaggio naturale e ricevere risposte operative tracciabili, invece di dover interrogare manualmente database e dashboard. Sul lato commerciale questo si è tradotto in "boot camp" che mostrano risultati concreti in pochi giorni invece che in mesi di implementazione, comprimendo drasticamente i tempi di vendita. Sul lato militare, secondo quanto riportato da diverse testate, ha ridotto i tempi di analisi da giorni a minuti in contesti operativi reali.
Il fatturato oggi si divide quasi a metà tra settore pubblico e privato, ma il rapporto sta cambiando velocemente: nell'ultimo trimestre riportato il commerciale USA è cresciuto del 149% su base annua, quasi il doppio del ritmo del governativo USA (+90%). Per la prima volta nella storia dell'azienda, la parte commerciale sta diventando il vero motore di crescita.
Il rapporto con i governi
Qui sta il pezzo che rende Palantir diversa da qualunque altra azienda software quotata, e che vale la pena capire bene prima di guardare un solo numero di bilancio.
Palantir non è mai stata solo un fornitore tecnologico per i governi: la sua architettura è ormai integrata nei processi operativi di molti clienti chiave. I suoi clienti includono CIA, FBI, Dipartimento della Difesa americano, il ministero della Difesa britannico, l'esercito ucraino e le forze di difesa israeliane. Nel luglio 2025 l'esercito americano ha firmato con Palantir un accordo quadro decennale del valore massimo di 10 miliardi di dollari — il tetto potenziale, non una cifra già spesa — il più grande della storia dell'azienda, che consolida 75 contratti separati in un unico accordo e semplifica drasticamente le procedure di acquisto militare. Due mesi prima, a maggio 2025, il Pentagono aveva già portato a circa 1,3 miliardi di dollari il valore massimo di un altro contratto, quello per Maven, il sistema AI usato dalle forze armate per l'analisi di immagini satellitari e di droni.
C'è poi il fronte più controverso: il rapporto con ICE, l'agenzia americana per l'immigrazione. Palantir gestisce il sistema di case management di ICE dal 2014, e nel 2025 ha firmato un contratto da 30 milioni di dollari per costruire "ImmigrationOS", una piattaforma progettata per collegare informazioni provenienti da diversi sistemi governativi allo scopo di identificare, dare priorità e gestire le procedure di espulsione — ricostruzioni giornalistiche successive hanno indicato tra le fonti possibili anche dati fiscali, previdenziali e passaporti, senza però conferma ufficiale integrale del contratto. Il contratto ha scatenato cause legali da parte di associazioni per i diritti civili e critiche da parte di parlamentari, e ha attirato attenzione mediatica anche per i legami finanziari tra Palantir e figure vicine all'amministrazione che guida la politica migratoria americana.
Palantir non si nasconde da questa reputazione, anzi: Karp difende pubblicamente il lavoro dell'azienda con la difesa e le forze dell'ordine, rivendicandolo come parte della missione fondativa. È una scelta di posizionamento precisa, e per chi guarda il titolo in borsa non è un dettaglio di colore: la dipendenza da contratti governativi è al tempo stesso il più grande vantaggio competitivo di Palantir — contratti pluriennali, difficili da sostituire, con barriere all'ingresso altissime — e la sua più grande fonte di rischio politico e regolamentare, perché ogni cambio di amministrazione o di sensibilità pubblica sull'uso dei dati può rimettere in discussione contratti da miliardi di dollari.
Perché Palantir conta così tanto in guerra
Il caso che mostra meglio di ogni altro cosa significa in pratica avere Gotham su un campo di battaglia è l'Ucraina. Dopo una visita di Karp a Kiev nel 2022, Palantir ha iniziato a fondere immagini satellitari, video di droni, comunicazioni intercettate e segnalazioni civili raccolte tramite app in un'unica mappa operativa condivisa con i comandi ucraini. Secondo fonti militari e ricostruzioni successive, questa integrazione di dati ha contribuito a comprimere il ciclo di targeting da giorni a minuti. Entro settembre 2022 l'Ucraina aveva colpito oltre 400 bersagli russi solo con i lanciarazzi HIMARS; quanto di questo risultato sia attribuibile specificamente al software di Palantir, rispetto al resto della catena di intelligence occidentale coinvolta, non è però quantificabile pubblicamente — lo stesso Karp ha rivendicato un ruolo centrale, ma è una dichiarazione di parte, non verificabile dall'esterno. Palantir lavora in Ucraina anche su fronti meno spettacolari ma altrettanto concreti: nel 2023 ha firmato un accordo con la Procura generale ucraina per catalogare e analizzare i dati relativi a oltre 78.000 crimini di guerra registrati, oltre a un lavoro sullo sminamento del territorio in vista della ricostruzione post-conflitto.
Lo stesso tipo di tecnologia è al centro di un accordo firmato a gennaio 2024 con il ministero della Difesa israeliano, per fornire strumenti di analisi e supporto alle decisioni operative durante il conflitto a Gaza — un accordo confermato da Bloomberg e mai smentito dall'azienda. È diventata una delle partnership più controverse nella storia di Palantir: ha attirato un'attenzione critica internazionale, inclusa quella di una relatrice speciale delle Nazioni Unite, oltre a proteste pubbliche e dimissioni di alcuni dipendenti. Karp non ha mai fatto marcia indietro, difendendo pubblicamente e senza mezzi termini il lavoro dell'azienda con Israele. Con il Regno Unito il percorso è stato in due tempi: a settembre 2025 Palantir e il ministero della Difesa britannico hanno annunciato una partnership strategica non vincolante, con un investimento promesso fino a 1,5 miliardi di sterline; il contratto vero e proprio è arrivato solo a dicembre 2025, un accordo da 240,6 milioni di sterline per tre anni, assegnato senza gara d'appalto.
Il filo che collega questi tre casi — Ucraina, Israele, Regno Unito — è lo stesso identico prodotto usato per scopi radicalmente diversi agli occhi dell'opinione pubblica occidentale: chi lo usa per difendersi da un'invasione viene raccontato come eroe della resistenza, chi lo usa in un conflitto più controverso viene accusato di essere complice. La tecnologia sottostante non fa questa distinzione: prende dati grezzi e li trasforma in bersagli e decisioni operative, più velocemente di quanto potrebbe fare un team di analisti umani. Per chi guarda Palantir come investimento, questo non è un dettaglio marginale da relegare a una nota etica, ma la conferma concreta di quanto detto sopra: il valore di questi contratti nasce esattamente da qui.
Cosa dicono gli ultimi numeri
Il secondo trimestre 2026, chiuso il 30 giugno e comunicato il 3 agosto, è stato il migliore di sempre per crescita percentuale: fatturato a 1,94 miliardi di dollari, +93% anno su anno, contro attese degli analisti ferme a 1,80 miliardi. L'utile netto ha superato il miliardo di dollari, con un utile per azione GAAP di 41 centesimi contro i 35 centesimi stimati dal consenso degli analisti.
Palantir ha alzato per la seconda volta nel 2026 le previsioni per l'intero anno, portando la guidance di fatturato a un intervallo tra 8,15 e 8,16 miliardi di dollari, dagli originari 7,65-7,66 miliardi. Il titolo ha reagito ai risultati con un balzo fino al 12% nella seduta successiva.
Vale la pena essere chiari su un punto, perché è quello su cui gli analisti litigano di più: Palantir tratta a multipli di valutazione tra i più alti di tutto il mercato azionario americano, molto sopra la media storica del settore software. Il mercato sta scontando anni di crescita futura ai ritmi attuali, e gli analisti restano divisi tra chi vede ancora margine di salita e chi considera il prezzo già eccessivo rispetto ai fondamentali. È una spaccatura che si vede raramente in modo così netto su un titolo di questa dimensione.
Palantir oggi non è più soltanto la startup segreta che collegava dati per la CIA: è un fornitore centrale sia per la difesa americana sia per un numero crescente di grandi aziende, con una valutazione che presume che questa doppia identità continuerà a crescere a doppia cifra per molti anni. Non è, va detto, l'azienda software più grande d'America — Microsoft e Oracle valgono ancora molto di più — ma è una delle poche a questo livello di capitalizzazione la cui identità resta metà azienda tech, metà infrastruttura di stato. La domanda che chi guarda questo titolo dovrebbe farsi non è se Palantir sia brava in quello che fa, ma se quella doppia identità sia un vantaggio strutturale destinato a durare o un equilibrio che una sola svolta politica potrebbe rompere.
Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato.
Crediti immagini
Foto: Palantir pavilion, World Economic Forum, Davos, Switzerland, di Cory Doctorow, 17 gennaio 2017, via Flickr, licenza CC BY-SA 2.0. Ritagliata e modificata nei toni; la versione modificata è distribuita con la stessa licenza.
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