Tutti guardano a Nvidia, ma nei bilanci di Google, Amazon e Microsoft c'è una voce da miliardi di dollari firmata Marvell. Un nome che quasi nessuno nomina per primo, eppure è lì, dentro l'infrastruttura delle aziende più potenti del pianeta. E allora la domanda è una sola: ma quindi di cosa si occupa questo colosso che in 12 mesi ha guadagnato oltre il 240% in borsa?
Il presente, in breve
Oggi Marvell vale in borsa oltre 200 miliardi di dollari. Nell'ultimo trimestre riportato (chiuso il 1° agosto 2026) il fatturato è salito del 37% rispetto all'anno prima, trainato soprattutto da un settore: i data center per l'AI, cresciuti del 46% e arrivati a pesare il 79% del fatturato totale — contro il 74% di un anno fa. A spingere il titolo negli ultimi mesi è arrivato anche l'accordo con Google, che potrebbe generare fino a 120 miliardi di dollari di ricavi da chip custom entro il 2033: segnale della crescente corsa dei colossi del cloud a sviluppare chip AI proprietari riducendo la dipendenza da Nvidia. Ma per capire perché questo accordo conta davvero, bisogna fare un passo indietro. Un passo lungo trent'anni.
I 30 anni che hanno trasformato Marvell
Sehat Sutardja cresce a Giacarta, e a 13 anni è già tecnico radio certificato: smonta apparecchi e costruisce generatori con i pezzi di ricambio del negozio di autoricambi di suo padre. Si trasferisce negli Stati Uniti, laurea in ingegneria elettronica a Iowa State, poi dottorato a Berkeley. È sua moglie Weili Dai a spingere per mettersi in proprio — l'idea dell'azienda parte più da lei che da lui. A completare il terzetto arriva il fratello di Sehat, Pantas, anche lui dottorato a Berkeley, che porta l'esperienza chiave maturata in IBM proprio sulla tecnologia degli hard disk — indispensabile per il primo prodotto dell'azienda. Il nome viene da "marvelous": volevano costruire cose straordinarie, e avevano notato che le aziende tech di maggior successo dell'epoca finivano tutte in "-el" o "-ell" — Intel, Novell, Nortel. Così hanno chiamato l'azienda Marvell.
Sutardja è rimasto per tutta la carriera l'esatto opposto del CEO da copertina: profilo bassissimo, mai una dichiarazione sopra le righe, mentre altri fondatori di chip company riempivano le riviste di settore. Nel 2009, lui e Weili donano oltre 20 milioni di dollari a Berkeley, che intitola loro un intero edificio di ricerca — la Sutardja Dai Hall. Quando Sehat muore improvvisamente nel 2024 a 63 anni, quell'edificio porta il suo nome già da quindici anni.
Il primo prodotto era un chip per leggere i dati sugli hard disk, costruito con una tecnologia che all'epoca tutti consideravano troppo lenta per funzionare sul serio. I produttori di hard disk più grandi del mondo gli chiusero la porta in faccia per due anni: non perché il prodotto fosse scarso, ma perché affidare un componente così critico — quello che legge letteralmente i tuoi dati dal disco — a una startup sconosciuta e senza esperienza era un rischio che nessun grande produttore voleva prendersi. Un chip difettoso su milioni di hard disk venduti avrebbe significato dati persi in tutto il mondo. Ci vollero quasi due anni di lavoro senza stipendio prima che Weili Dai, a forza di chiamate a freddo, raggiungesse Kenneth Burns, uno scienziato di Seagate. Burns era bloccato con un chip Texas Instruments che non reggeva il passo delle nuove generazioni di hard disk, e lanciò a Marvell una sfida quasi impossibile da centrare. Sehat passò tre mesi a rifinire il design. Quando il chip superò il test, Seagate non solo firmò l'ordine, ma abbandonò del tutto Texas Instruments e passò interamente a Marvell. Nel giro di pochi anni Marvell arrivò a fornire i chip per circa il 90% degli hard disk aziendali di fascia alta — la base che le permise di sbarcare in borsa nel 2000.
Dall'IPO del 2000 Marvell non si ferma: entra nel networking, firma un accordo di sviluppo con Intel per i chip Ethernet, e i suoi chip WiFi finiscono dentro il primo iPhone del 2007. In pochi anni passa da specialista di hard disk a fornitore invisibile di mezza Silicon Valley.
Poi, nel marzo 2016, un'indagine interna del comitato di controllo scopre che il management aveva messo pressione pesante sui team vendite per centrare gli obiettivi di fatturato, portando alcuni ricavi a essere contabilizzati in anticipo — l'Audit Committee dichiarò di non aver trovato attività fraudolenta, ma il danno alla fiducia era fatto. Un fondo attivista, Starboard Value, che possedeva già il 6,5% della società, coglie l'occasione e spinge per un cambio radicale. Ad aprile Sutardja e Dai lasciano entrambi la guida operativa. A luglio arriva il nuovo CEO, Matt Murphy, arrivato da Maxim Integrated — ed è ancora lui alla guida oggi, quasi dieci anni dopo, l'uomo che ha trasformato Marvell da azienda di chip per hard disk a uno dei nomi centrali dell'infrastruttura AI.
Come guadagna Marvell
Qui arriva la parte che in pochissimi capiscono bene. Marvell non produce fisicamente i chip — non ha fabbriche proprie, li fa produrre da terzi come TSMC. Il suo mestiere è progettare, e vende in quattro modi principali:
Chip su misura (custom silicon). Questo è il pezzo che sta esplodendo. Google, Amazon, Microsoft e Meta non vogliono dipendere solo dai chip standard di Nvidia: vogliono chip disegnati apposta per i loro data center, ottimizzati per i loro carichi di lavoro specifici. Marvell li progetta su commissione. È un lavoro simile a quello di un sarto: non vende un vestito già pronto, cuce il vestito su misura del cliente, e per questo il cliente paga di più ed è disposto a firmare contratti pluriennali.
Networking e interconnessione ottica. Ogni data center AI ha bisogno di migliaia di GPU collegate tra loro a velocità altissima. Marvell produce i chip che gestiscono questa connessione (i cosiddetti DSP ottici e switch). Senza questa parte, tutta la potenza di calcolo delle GPU resterebbe imbottigliata.
Storage. Il business storico: controller per hard disk e SSD, usati sia nei data center sia nei dispositivi di consumo. È il segmento più maturo, meno spettacolare, ma è il pilastro su cui l'azienda è cresciuta per vent'anni.
Carrier. Chip per reti di telecomunicazione 5G. Una fetta più piccola, ma diversifica il rischio rispetto alla dipendenza totale dall'AI. (Fino all'agosto 2025 Marvell aveva anche un business automotive, poi venduto a Infineon per 2,5 miliardi di dollari — oggi non fa più parte dell'azienda.)
Queste quattro aree non sono segmenti contabili ufficiali — Marvell riporta i conti divisi solo in "data center" e "resto" — ma aiutano a capire da dove arrivano davvero i ricavi. E il data center è ormai il cuore dell'azienda: pesa per il 79% del fatturato totale. Nel FY 2026 i ricavi complessivi erano saliti del 42%, a 8,2 miliardi di dollari; da allora la crescita ha continuato ad accelerare, trainata soprattutto dai chip su misura, che il management prevede in ulteriore forte espansione nella seconda metà dell'anno fiscale in corso.
Perché non lo può fare chiunque (e dove sta il rischio)
Progettare un chip custom per un cliente come Google non è come scrivere del software: servono anni di lavoro ingegneristico specializzato, know-how su processi produttivi avanzatissimi (5 e 3 nanometri) e una fiducia costruita nel tempo, perché il cliente ti sta affidando l'infrastruttura più critica della sua azienda. Questo è il fossato competitivo di Marvell: pochissime aziende al mondo hanno le competenze per farlo. In pratica il concorrente più diretto e più forte è Broadcom, che oggi ha margini più alti e contratti più grandi. Ci sono anche player taiwanesi più piccoli come Alchip e GUC che stanno entrando nel mercato e mettendo pressione sui margini.
Ma qui sta anche il rischio più grande per chi guarda Marvell da investitore: la forte dipendenza da pochi clienti giganteschi. Nell'ultimo trimestre riportato, un solo cliente, indicato come "Distributor A" nei documenti ufficiali, ha rappresentato il 44% del fatturato — in crescita dal 37% dell'intero FY2026 e dal 34% del FY2025. Va detto che dietro un "distributore" possono nascondersi più clienti finali, quindi il numero non equivale automaticamente a un solo hyperscaler. Se anche solo uno dei grandi hyperscaler decidesse di sviluppare internamente una parte maggiore dei propri chip, riducendo il ricorso a Marvell, l'impatto sui ricavi potrebbe essere enorme.
Ed ecco il paradosso: gli hyperscaler hanno un enorme potere contrattuale, ma una volta che un chip custom è stato progettato, validato e integrato nell'infrastruttura, cambiare fornitore diventa estremamente costoso. Questo può trasformare Marvell da semplice fornitore a partner strategico di lungo periodo.
È un business fantastico finché Marvell resta indispensabile: più il rapporto con il cliente diventa profondo, più è difficile sostituirla; ma più il cliente è importante per Marvell, più è forte il suo potere contrattuale. E oggi l'azienda è fortemente esposta a un solo grande motore di crescita: l'AI.
Il titolo in borsa: una montagna russa
Qui niente consigli di acquisto o vendita, solo i fatti. Nelle ultime 52 settimane il titolo Marvell ha toccato un minimo di 66 dollari e un massimo di quasi 330 dollari. Sì, hai letto bene: nello stesso anno. Nel corso del 2025 il titolo aveva vissuto una fase di forte correzione, penalizzato dai dubbi del mercato sulla sostenibilità della crescita legata all'AI e da trimestri giudicati deludenti nonostante numeri comunque in crescita. Poi la narrativa è cambiata: un susseguirsi di risultati trimestrali record, l'accelerazione dei chip custom, e infine l'accordo con Google. Ma la discesa fa parte della storia quanto la salita: dopo l'ultima trimestrale, pur avendo battuto le attese, il titolo ha perso il 7% in un giorno, e oggi vale circa un terzo in meno rispetto al massimo toccato quest'anno.
Oggi il titolo tratta a un multiplo di utili molto alto rispetto alla media storica del settore, il che significa che il mercato sta scontando anni di crescita futura. Gli analisti restano nel complesso ottimisti — un consenso di oltre 40 analisti indica un target medio intorno ai 285 dollari — anche se, come spesso succede su un titolo che si muove così in fretta, le singole stime tra una banca e l'altra restano piuttosto distanti tra loro. Il vero test per Marvell, però, non sarà più dimostrare che l'AI cresce. Sarà dimostrare che riesce a trasformare questa crescita in ricavi ricorrenti e margini elevati.
L'AI ha fatto crescere Marvell, ma quanto a lungo potrà farlo?
Le informazioni contenute non costituiscono consulenza finanziaria: prima di qualsiasi decisione di investimento, valuta la tua situazione personale o rivolgiti a un consulente abilitato. I dati di mercato citati sono aggiornati al 10 settembre 2026 e possono cambiare rapidamente.
Crediti immagini: logo Marvell, pubblico dominio; scheda con controller Marvell di Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons.
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